IL WESAK, FESTA DELLA LUCE - SCIENZE ASTRATTE

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IL WESAK, FESTA DELLA LUCE

LEGGI SPIRITUALI E COSMICHE

WESAK, FESTA DELLA LUCE
di Andrea Fontana
5 Maggio 2012

      
Nel Plenilunio del Toro la Luna è al Perigeo - Il Buddha si è riavvicinato alla Terra


Il Wesak è la Festa della Luce (la vera Conoscenza) e dell'Unione stabilita con il Cuore, che affratella tutti gli esseri umani. Unione fra Occidente e Oriente, la Mente e il Cuore, l'Uomo e la Donna, lo Spirito e la Materia, l'io e gli altri, la cultura laica con quella spirituale. Vivere nel Cuore significa entrare dentro il proprio Sè superiore nella Luce dell'Anima, che è collegata con tutti gli altri Sè.
La Festa della Luce anticamente era chiamata Grande Madre dagli Induisti, Shekinah degli Ebrei, Sophia dai Greci, Fohat dai Buddisti, Iside dagli Egizi.
Il Buddha discende sulla Terra ed insieme a suo fratello Cristo irradiano la Luce Spirituale sulla nostra Umanità.
Durante il Plenilunio del Toro c'è il massimo di Energia disponibile ed il collegamento con la Dimensione dei Maestri di Saggezza è al massimo grado.
Il periodo utile per celebrare la cerimonia del Wesak si estende oltre l'intera giornata del plenilunio, iniziando dai due giorni precedenti fino ai due giorni successivi.
Occorre evidenziare che molte persone ritengono erroneamente che gli influssi dei Cicli lunari siano derivati dalla Luna, ma è esattamente il contrario, perché invece provengono dal Sole e addirittura al Plenilunio la Luna è completamente annullata, in quanto essa riflette totalmente la Luce del Sole, ed essa è fuori azione, perché si trova nel punto più “lontano”della Terra, dove non interferisce e lascia completamente libero il passaggio alle Energie Solari, permettendo un rapporto diretto e privo di ostacoli fra la Terra e il Sole, ad eccezione degli anni in cui la Luna è al perigeo, ossia nel punto più vicino alla Terra, come nel Wesak 2012, dove le energie solari riflesse sono ancora più potenti.
Il Maestro Tibetano Djwal Kool detto anche "il Tibetano" ha rivelato che la Luna è un ex-pianeta morto, che non ha alcuna forma di vita ed è diventato un satellite della Terra, che si sta lentamente disintegrando, da quando il Lògos della Luna lasciò il corpo fisico di questo ex-pianeta durante l'Era Lemuriana, circa 15 milioni di anni fa, ed i suoi abitanti vennero trasferiti sulla Terra. Questo è stato confermato con precisione dai rilevamenti estremamente scientifici effettuati dagli astronauti americani sul suolo lunare nei loro innumerevoli allunaggi, in cui non hanno mai trovato alcuna forma di vita, contrariamente alle enormi aspettative che tutti avevano prima del mitico allunaggio del 20 Luglio 1969. Per approfondire leggere l'articolo La Luna nei Livelli Evolutivi.

Un'altra rivelazione del Maestro Tibetano è che il Buddha fu l'ultimo essere umano che raggiunse l'immortalità durante la vita sulla catena lunare prima che la vita fosse trasferita sulla Terra, mentre il Cristo è stato il primo uomo che ha raggiunto l'immortalità sulla Terra, e per questo è il Capo di tutti i Maestri della Gerarchia Spirituale ed è Maestro degli uomini e degli Angeli o Deva.

Il Wesak in origine era un'antica Festività Buddista, che veniva celebrata ogni anno in occasione del plenilunio di Maggio o, a seconda delle tradizioni, in altri giorni ma sempre in maggio, per ricordare la nascita, l'Illuminazione e la morte di Buddha e veniva festeggiata in una valle dell'Himalaya, ai piedi del monte Kailash, dove si riunivano solo gli iniziati ed i Maestri con i loro corpi sottili, ma dal 1946 il Plenilunio del Toro ha iniziato a diventare la Festa dell'Unione fra la Cultura Orientale e quella Occidentale, una Festa di aggregazione fra gruppi spirituali fondata sul tema dell'Unità nella Diversità ed è stata trasformata da festa religiosa a Festa psicologica (da"psichè logia" o parola dell'Anima), con la divulgazione mondiale della Grande Invocazione.

   


Il Maestro Tibetano D.K. ha invitato tramite Alice Bailey a celebrare la festività del Wesak durante ogni Plenilunio del Toro, che racchiude l'incontro fra il Buddha, il Cristo e tutti i Maestri della Grande Fratellanza di Shamballa, e di rendere, con uno spirito caratteristico dell'Era dell'Acquario, tale cerimonia pubblica aperta a tutti.
Quindi occorre specificare che vi sono due tipi di Wesak:
1) il più vecchio è l'antico 'Wesak Buddista', che viene celebrato ogni anno in occasione del plenilunio di Maggio o, a seconda delle tradizioni, in altri giorni ma sempre in Maggio, per ricordare la nascita, l'Illuminazione e la morte di Buddha;
2) il più recente è il 'WESAK Acquariano', che è nato dall'invito dei Maestri di Saggezza di estendere la Festa a tutta l'Umanità, in cui si riuniscono in tutto il mondo gruppi sempre più numerosi in meditazione e preghiera, gruppi formati da aderenti a tutte le Religioni e da tanti tipi di percorsi spirituali.

Il Plenilunio del Toro fa parte delle Feste collegate agli altri Pleniluni, come quello dell'Ariete nella Pasqua e quello dei Gemelli nella Festa Mondiale della Buona Volontà e della Grande Invocazione.
Nel Wesak le parole chiave sono: LUCE, ovvero CONOSCENZA, ILLUMINARE L'OSCURITA', RIVELARE LA VERITA', EDUCARE A VALORI SUPERIORI, TRASMUTARE LE ENERGIE EMOTIVE IN SENTIMENTI ELEVATI, di cui l'acqua è il simbolo sul Piano Fisico.

   
La vastissima catena himalayana e una panoramica digitale dell'Everest

L'HIMALAYA
L'Himalaya, detta anche Tetto del Mondo, è una catena montuosa dell'Asia, che separa India, Nepal e Bhutan dalla Cina. È lunga circa 2.400km per una larghezza di 100 - 200 km. ed è connessa verso Occidente con la catena dell'Hindu Kush afghano. Vi si trovano comprese le più alte vette del mondo, come il Monte Everest (8850 m), il K2 (8611 m) ed il Kanchenjunga (8589 m). In sanscrito, Himalaya significa la Dimora delle Nevi eterne. Secondo la tettonica a placche, la catena dell'Himalaya è il prodotto del confine convergente tra Placca Indo-Australiana e Placca Eurasiatica.
Il continuo movimento relativo di queste placche indica che la catena dell'Himalaya sta ancora aumentando di dimensioni. Geologicamente , si ritiene che l'Himalaya crescerebbe ad una velocità di circa 8-10 mm millimetri l'anno, se la dinamica delle placche fosse l'unico fattore incidente. Sono comunque attive le normali forze erosive, che ne riducono le dimensioni. La crescita netta delle montagne della catena è quindi stimabile in circa 2,5-5cm/secolo.

La valle del Wesak sul Piano Fisico con la cima argentata dell'Everest


La valle del Wesak. La roccia piatta dove il Cristo ed il Buddha apparivano ogni anno fino al 1980 è sulla sinistra. Sulla destra la bianca cupola del grande Kailash.


Il palo Tarboche di fronte alla roccia. Il luogo più sacro per tutte le religioni dell’Asia.


I seguenti articoli provengono dal sito WESAK ITALIA

Coordinamento Wesak Italia
Il sito www.wesak-italia.it, è espressione del Progetto Coordinamento Wesak, che ha lo scopo di:  
- riunire tutti gli organizzatori del Wesak in Italia, celebrato sia con il rituale buddista che con quello acquariano,  su un unico sito
- coinvolgere tutte le persone interessate a far crescere il Wesak in Italia e nel Mondo
- fare chiarezza su che cos’è il Wesak, quali sono le sue origini nella cultura buddista e come viene celebrato dai buddisti e quando, come e perché è nato il rituale Acquariano, e quali sono le sue caratteristiche.
A tale scopo si è svolto ad Assisi il 7 ed 8 ottobre 2006 il I° Incontro Nazionale fra gli Organizzatori del Wesak in Italia cui seguirà il 24 e 25 novembre 2007 il 2° Incontro Nazionale, sempre ad Assisi .
I partecipanti all’Incontro hanno scelto di far parte del Progetto Coordinamento Wesak condividendo i seguenti principi:
Il Wesak è una meditazione, è un contatto in meditazione con il Buddha, il Cristo e i Maestri di Saggezza, ed è fondamentale che i partecipanti siano guidati con saggezza a tale livello di coscienza. Per far ciò è necessario che i conduttori siano delle persone che praticano la meditazione e siano in grado di entrare in contatto interiore con i Maestri, in modo da poter condurre a tale incontro anche i partecipanti all’evento.
I partecipanti a loro volta devono essere aiutati ad entrare in uno stato meditativo utilizzando la ripetizione di mantra, una respirazione consapevole e visualizzazioni adeguate.

WESAK PUBBLICI
Il Wesak, come indicato dal Maestro D.K., va diffuso e fatto conoscere pubblicamente. Ogni organizzatore è libero di decidere l’ampiezza che desidera dare alla celebrazione. C’è chi lo celebra con grandi numeri nei palazzetti dello sport e chi preferisce gruppi più piccoli.Vanno bene entrambe le modalità.I megaraduni in occasione del Wesak sono positivi in quanto possono essere utili a far conoscere questa cerimonia ad un grande numero di persone ma raramente riescono a realizzare una profondità meditativa. I gruppi più piccoli, per quanto possano garantire una meditazione più profonda, se rimangono circoscritti all’interno della propria associazione o cerchia di amici mancano l’obbiettivo di far conoscere pubblicamente il Wesak.
Dov’è possibile si possono celebrare due cerimonie: una all’ora esatta del plenilunio (che capita spesso in orari poco accessibili) limitata ad un gruppo ristretto e l’altra, in orario serale ampiamente pubblicizzata ed aperta a tutti gli interessati.
La generazione di un campo di Amore di Luce durante il Wesak è comunque la caratteristica più importante dei Wesak e non dipende dal numero dei partecipanti, ma dalla qualità della meditazione e dalla profondità del contatto con il Buddha, il Cristo ed i Maestri di Saggezza. Per questo, oltre ai megaraduni che hanno la loro funzione,  è estremamente importante diffondere la celebrazione del Wesak in tutte le città, anche in piccoli gruppi, ma capaci di una Meditazione Profonda.
Il Wesak è un incontro che deve essere assolutamente gratuito e va evitata qualsiasi strumentalizzazione ed operazione commerciale dell’evento, come vendita di libri, cd, promozione di corsi, a meno che non siano attività svolte per beneficenza. Ovviamente possono essere raccolte offerte per la copertura dei costi organizzativi.
Il Wesak non è proprietà di chi lo organizza e conduce, è un servizio nei confronti della Gerarchia Spirituale. Va evitata ogni modalità che possa condurre ad un’esaltazione egoica del conduttore.
Il rituale fondamentale della cerimonia del Wesak consiste:
Visualizzazione della Valle del Wesak, con il Cristo di fronte la coppa di cristallo contenente l’acqua e circondato dai Maestri di Saggezza.
Visualizzazione dell’arrivo del Buddha, della sua unione con il Cristo e loro benedizione dell’acqua, dei fiori e dei partecipanti durante 8 minuti di silenzio.
Ripetizione della Grande Invocazione e di 12 OM.
Al di là di questi punti essenziali, ognuno è libero di inserire le preghiere, i canti e i mantra che preferisce.
La Grande Invocazione non va modificata ma va spiegata.
Sono state evidenziate alcune espressioni della Grande Invocazione che possono disturbare o essere mal interpretate dai partecipanti.
La parola Potere è generalmente associata alle manifestazioni egoiche, quando si pensa infatti ad un uomo o ad una persona di potere non vengono in mente Gesù, Gandhi o il Dalai Lama, ma persone di potere politico, finanziario, militare. Questo perché la parola Potere è stata connotata culturalmente in tal senso. I partecipanti vanno informati di ciò ed indirizzati a re-interpretare la parola Potere in modo positivo, parafrasando un insegnamento spirituale che insegnamento spirituale che afferma che nel mondo ci sarà la pace quando “l’amore del potere sarà sostituito dal Potere dell’Amore”!
Anche l’espressione e “possa sbarrare la porta dietro cui il male risiede” chiamando in causa l’esistenza del male può disturbare, in quanto porta l’attenzione a focalizzarsi sul pensiero della negatività. Ai partecipanti va sottolineato che tale affermazione viene effettuata dopo aver invocato la Mente, il Cuore e la Volontà di Dio e realizza una vera e propria purificazione ed eliminazione dalla propria aura e dall’aura del gruppo di ogni negatività. Se il gruppo è forte il beneficio di questa affermazione può superare l’ambito del gruppo e ripulire anche l’aura della città.

Post Scriptum di Andrea Fontana
Il dottor Roberto Assagioli, poliglotta e grande iniziato di vastissima umanità e cultura, Discepolo del Maestro Koot Humi e condiscepolo del Maestro Tibetano D.K., ha magnificamente sostituito la parola Potere con Potenza, che rende meglio il concetto originario trasmesso dal Maestro Tibetano tramite Alice Bailey con il termine inglese “Power”.


VESAK O WESAK?
Poiché nella lingua tedesca la lettera "V" si pronuncia "F", nella traduzione delle opere inerenti il Vesak, per conservare le caratteristiche sonore della parola la "V" iniziale è stata trasformata in "W" da cui la grafia Wesak. Attualmente è prevalentemente consolidato l'uso della grafia Vesak in riferimento alla cerimonia della Tradizione Buddista, dall'etimologia sanscrita Vaisakha e Wesak in riferimento al rituale Acquariano.

CONCORDANZE E DIFFERENZE TRA VESAK BUDDISTA E WESAK ACQUARIANO
Il VESAK Buddista e il WESAK Acquariano, pur essendo dei rituali differenti, sono uniti dal fatto di riferirsi alla benedizione del Buddha e dall'intento comune di generare Amore e Saggezza in sé stessi e per tutti gli esseri del creato. Al di là di questi aspetti, però, le due cerimonie rimangono decisamente diverse, e come tali vanno comprese e rispettate.
Considerando che il Wesak Acquariano, così come viene celebrato attualmente, si è sviluppato solo nel secolo scorso sulla base degli insegnamenti trasmessi da A. Bailey, è evidente che quest'ultimo si ispira al Vesak storico buddista, dal quale ha accolto la simbologia del ritorno del Buddha benedicente. Nel Wesak Acquariano, tuttavia, accanto al Buddha ci sono anche il Cristo e i Maestri della Gerarchia Spirituale, figure che non hanno nulla a che vedere con il buddhismo storico, ed inoltre viene descritto un rituale che non trova fondamento nella pratica buddista.
La concordanza tra le due cerimonie risiede quindi unicamente sul riferimento alla benedizione del Buddha e sull'intento comune di generare Amore e Saggezza in sé stessi e per tutti gli esseri del creato.
Al di là di questi aspetti, però, le due cerimonie rimangono decisamente diverse, e come tali vanno comprese e rispettate.
Qui di seguito il parere ufficiale dell'UBI, Unione Buddhista Italiana, in merito ad alcuni interrogativi concernenti appunto le concordanze e differenze tra Vesak Buddista e Wesak Acquariano.
Alle mie domande, risponde Andrea Gerosa del Consiglio Direttivo Unione Buddhista Italiana
- Comitato organizzatore Vesak 2006
D. Dato che le date non corrispondono, il Vesak Buddista non coincide con il Wesak Acquariano che viene celebrato durante il plenilunio del Toro, si tratta quindi di due cerimonie da considerare autonome?
R. Per quanto riguarda il Wesak Acquariano, devo dire che questo non ha alcuna relazione con la festa buddista di cui stiamo parlando, se non quella di usare lo stesso nome e richiamarsi alla figura del Buddha, tra le altre. Le due festività sono da considerarsi due eventi distinti, non solo per la non coincidenza delle date, ma anche perche' da un punto di vista strettamente buddista il Wesak Acquariano non ha riscontri storici nella trasmissione ininterrotta degli insegnamenti da Buddha fino ai maestri contemporanei.
D. La Teosofia ha concordato con le Scuole buddiste la possibilità di celebrare in un'ottica interreligiosa la festività del Wesak Acquariano?
R. Non mi risulta che ci sia una sorta di "accordo" per far coincidere le due feste. D'altra parte nel Buddhismo non esiste alcuna rigida struttura ecclesiastica che possa decidere dogmi e riti per tutte le tradizioni, quindi non saprei proprio con chi si potrebbe stilare questa sorta di accordo.
D. L'ambiente Buddista riconosce valida la cerimonia del Wesak Acquariano quale momento di meditazione interreligiosa nei confronti di tutti i Maestri di saggezza, nella misura che siano rese chiare le distinzioni con l'originale Vesak buddista?
R. Tutto ciò premesso, vi è sempre molta apertura a qualsiasi evento inter-religioso (e non solo religioso) la cui motivazione sia quella di promuovere quei valori universali in cui il Buddhismo come le altre religioni (almeno quando correttamente interpretate) si riconosce, quali amore, compassione, fratellanza, rispetto reciproco e così via. Certo sarebbe bene non creare confusione, cercando di tenere ben distinte tradizioni millenarie ben definibili in un proprio contesto storico-culturale, pur riconoscendosi nell'unità di intenti.
D. Siccome a volte al Wesak Acquariano partecipano anche dei Lama buddisti, a che titolo vi partecipano, personale oppure istituzionale?
R. Il titolo con cui alcuni Lama partecipano va chiesto a loro. Da un parte, come detto prima, e' difficile poter individuare delle istituzioni religiose in grado di definire una posizione ufficiale buddista. Va comunque detto che lo stesso Dalai Lama ha più volte ribadito l'importanza di riconoscere il Buddhismo per quella tradizione antica che è, invece di darne una interpretazione "new-age". D'altra parte, non vi è nessuna contraddizione nel condividere l'aspirazione ad una convivenza più pacifica tra tutti gli uomini e le donne, volendo quindi contribuire personalmente in tal senso.

IL PLENILUNIO DEL TORO
Anche rispetto la data del Wesak in corrispondenza del plenilunio del Toro vanno fatti alcuni chiarimenti, per sgombrare il campo da ogni tipo di fraintendimento.
La scelta di far corrispondere il Wesak al plenilunio del Toro, corrisponde ad un'esigenza del calendario occidentale, che non è lunare ma bensì solare. Il segno del Toro, che cade nel periodo tra il 21 aprile e il 20 maggio, è quello che maggiormente corrisponde al mese di Vaisakha (maggio), e d'altra parte rispetto alla flessibilità delle date di celebrazione buddiste derivanti dai calendari lunari (vedi Quando viene celebrato il Vesak nella sezione Vesak Buddista), assicura una data certa.
Quando il plenilunio del Toro si verifica nel mese di maggio avanzato allora corrisponde con il plenilunio del rituale buddista, se invece cade in aprile o ai primi di maggio è generalmente disgiunto da tale rituale commemorativo.
Tuttavia, dato che anche nella tradizione buddista esistono diverse date per la celebrazione del Vesak e che comunque, in ogni caso viene ritenuto sacro l'intero mese di Vaisakha, direi che si può tranquillamente considerare come momento adeguato per la celebrazione del Vesak-Wesak il periodo che va dal primo plenilunio del segno del Toro alla festa del Saka Dawa ai primi di giugno.
Secondo l'insegnamento esoterico del Maestro Djwal Kool la celebrazione del Wesak Acquariano ha luogo durante il plenilunio del Toro e costituisce un momento privilegiato per un lavoro rituale di collegamento tra l'umano e il divino.
I pleniluni, come anche i solstizi e gli equinozi, rappresentano dei punti salienti del ciclo soli-lunare, e sono numerose le tradizioni che hanno collocato le principali feste religiose in queste particolari situazioni di allineamento astronomico.
Il plenilunio costituisce un allineamento perfetto tra il Sole, la Terra e la Luna; è il momento di massimo afflusso di energia solare sul nostro pianeta.
Schema astronomico delle fasi lunari: un ciclo lunare dura circa 29 giorni. Si nota che al momento del plenilunio la Luna è opposta al Sole e non ostacola quindi l'afflusso di energia solare sulla Terra.
Dal punto di vista esoterico al momento del plenilunio è come se una porta venisse aperta fra il Sole e la Luna. La fascia di luce dorata, che si estende fra i due corpi celesti irradia la superficie della Luna completamente, rendendo possibili alcune rivelazioni e trasformazioni della coscienza dell'umanità.
Il rito del plenilunio proposto da Alice Bailey è una meditazione di gruppo che si sviluppa secondo un percorso fisico e simbolico preciso. E' caratterizzato da varie tappe e serve a coordinare il lavoro dei singoli individui affinché possano partecipare in modo ottimale all'opportunità offerta dall'apertura di questa porta spirituale a livello planetario.
Secondo Alice Bailey, tra i dodici pleniluni che corrispondono ai segni dello zodiaco, il Wesak, il plenilunio del Toro, rappresenta l'apice dell'invocazione a livello planetario.

Il WESAK ACQUARIANO secondo gli Insegnamenti dei Maestri Morya e Koot Humi trasmessi da H.P. Blavatsky
Helena Petrowna Blavatsky, alla fine del secolo passato, scrisse la Dottrina Segreta, un'opera monumentale che raccoglie tutti gli insegnamenti esoterici, dalla nascita dell'Universo allo sviluppo dell'Umanità, dalle leggi esoteriche che reggono il mondo alle diverse dimensioni d'esistenza.
H.P. Blavatsky ricevette tutti questi insegnamenti, per lo più in maniera telepatica e chiaroveggente, dai Maestri della Gerarchia Bianca di Shamballa, soprattutto dai Maestri Morya e KootHumi.
H.P. Blavatsky insieme a H.S. Olcott (un colonnello americano) fondarono a New York il 17 Novembre 1875 la Società Teosofica che fu eretta in Ente Morale a Madras (India) il 3 Aprile 1905.
In Italia la Società Teosofica è stata fondata nel Febbraio 1902 ed eretta in Ente Morale filantropico-culturale con decreto del Presidente della Repubblica n. 821 in data 15.9.1980 (G.U. n. 337 del 10 Dicembre 1980).
I Maestri di Saggezza della Gerarchia Spirituale indicano alla Blavatsky l'importanza del Vesak e sottolineano la necessità di fare dello stesso una festività celebrata dall'intera umanità in quanto fondamentale per la realizzazione del piano divino sulla terra.
E' Charles Leadbeater, un membro della Società Teosofica, con il suo libretto "Alcuni insegnamenti fondamentali della Teosofia", che informa nel 1895 gli studiosi occidentali delle indicazioni sul Vesak dettate alla Blavastsky, in astrale, dai Maestri Morya e KootHumi.
L'impegno della Società Teosofica affinché il Vesak venga riconosciuto e celebrato in forma universale è testimoniato dal lavoro del colonnello Olcott, presidente della Società Teosofica, che opera, a partire dal 1880, una lunga campagna pressione sul governo coloniale inglese affinché ai budddisti singalesi fossero restituiti i diritti religiosi perduti. Come risultato delle richieste avanzate dal Colonnello Olcott al segretario di Stato britannico, il 27 marzo 1885 il Vesak fu proclamato festa pubblica dal governatore britannico dello Sri Lanka.
Inoltre il colonnello Olcott si adoperò per organizzare fra loro le diverse scuole buddiste, riuscendo a far approvare nel gennaio del 1891 da alcuni esponenti delle Tradizioni Hinayana (Theravada-Virajana) e Mahayana un testo comune che delineasse le "quattordici proposizioni" quale base d'unione del buddismo. In tale testo, pubblicato come Catechismo Buddhistico, si stabilisce che tutti e tre eventi, nascita, illuminazione e morte del Buddha, avvennero in un giorno di plenilunio, ed è perciò che vengono tutti celebrati con la grande festività chiamata Wesak (Vaisakha), che corrisponde al mese di maggio. H.S. Olcott - Catechismo Buddistico - Ed. Blu International Studio 1994 - pag. 17
Prosecutori dell'opera di H.P.Blavatsky furono Annie Besant, C.W. Leadbeater e Alice A. Bailey.
Alice Bailey, purtroppo, fu oggetto di un'ingiusta critica da parte della Besant e per questo venne espulsa dalla Società Teosofica, mentre invece era realmente in contatto diretto con il Maestro Diwal Kool detto anche il Tibetano che ha ispirato i suoi numerosi libri.

Il Wesak Acquariano secondo gli Insegnamenti del Maestro Djwhal Khul trasmessi da A. Bailey
Alice Ann Bailey (1880-1949), nata a Manchester in Inghilterra, rappresenta una figura chiave del fermento culturale teosofico. All'età di 15 anni, incontrò fisicamente il Maestro Kuthumi che le spiegò che in questa vita avrebbe potuto, se l'avesse voluto, compiere una missione molto importante. Nel novembre del 1919 fu contattata telepaticamente dal Maestro Djwhal Khul, chiamato anche il Tibetano, il quale le chiese di partecipare alla stesura di testi di scienza esoterica per aiutare l'umanità a partecipare a una profonda trasformazione della coscienza a livello mondiale che, secondo questo maestro, dovrebbe avvenire tra il ventesimo e il ventunesimo secolo.
Dopo un rifiuto iniziale, Alice Bailey lavorò alla sua prima opera intitolata Iniziazione umana e solare. La sua funzione consisteva nello scrivere ciò che il maestro le dettava per via telepatica. Alcune informazioni le otteneva anche grazie al dono della chiaroveggenza. Continuò questo compito, senza sosta, fino alla sua morte nel 1949.
Alice Bailey fondò la Scuola Arcana, per promuovere gli studi esoterici e la meditazione. Ancora oggi la Scuola Arcana è attiva in numerosi centri, in particolare a Londra, New York e Ginevra.
L'opera di Alice Bailey, contenuta in una ventina di volumi, fu pubblicata al di fuori della Società Teosofica.
Fu il Maestro Djwal Kool che comunicò in astrale ad Alice Bailey, a partire dal 1919, il nuovo significato da dare al Vesak. Accanto a quello tradizionale buddista, nel Wesak della Gerarchia Spirituale, c'è la compresenza del Cristo, del Buddha e di tutti i Maestri della Gerarchia Spirituale che benediscono tutti coloro che si pongono interiormente in contatto.
Queste le parole testuali di Djwal Kool: Cercate di fare del Wesak una festività universale e riconosciuta, utile a tutti gli uomini di tutte le fedi. E' la festa in cui i due Capi Divini dell'oriente e dell'occidente collaborano ed operano nella più stretta unione... Le energie spirituali in quel momento sono disponibili in modo eccezionale (Esteriorizzazione della Gerarchia, pag. 590, Ed. Nuova Era)
Ogni anno, durante il plenilunio del segno del Toro, spiega Djwal Kool, detto Wesak viene celebrato in una valle alle pendici del Monte Kailash.
Verso nord-est la valle si restringe ed una grande roccia altare, bianca e scintillante ne chiude il punto più stretto. Un piccolo torrente scorre di lato e sparisce poco lontano in un chiaro lago blu.
Una grande massa di persone è presente, in silenzioso raccoglimento e preghiera.
Sulla roccia altare c'è una coppa di cristallo colma di acqua purissima ed accanto ad essa prendono posto i Maestri della Gerarchia Spirituale, quei Grandi Esseri che sono i custodi in terra del Piano di Dio per il nostro pianeta e l'umanità. Al centro, di fronte alla coppa, il Cristo, il Maestro dei Maestri.
Quando l'ora del plenilunio si avvicina, a nord-est appare un punto luminoso che si avvicina sempre più rapidamente; al suo interno, si rende visibile la figura del Buddha che con la mano alzata in segno di benedizione si ferma a mezz'aria sulla roccia sacra mentre il Cristo intona un mantra segreto. La benedizione del Buddha, di Cristo e di tutta la Gerarchia Spirituale si diffonde in tutta la valle, gli iris sbocciano e i presenti intonano mantra e preghiere che culminano con la grande invocazione. Il Buddha benedicente rimane visibile per otto minuti poi lentamente si allontana così com'è venuto, e quindi l'acqua benedetta viene distribuita ai presenti. Quest'acqua, che ha ricevuto ed immagazzinato l'Energia di Benedizione del Buddha e di tutti i grandi Esseri, rappresenta la continuità del legame tra Maestri, Discepoli ed esseri umani ed è un potente veicolo di energia positiva e di determinazione a proseguire il cammino. Dopodichè anche il Cristo e i maestri della Gerarchia abbandonano la valle fino all'anno successivo.
Alcuni ricercatori ritengono di aver individuato la valle del Wesak: Qui e Qui
In merito a tale questione ritengo essenziale precisare che tale evento avviene veramente nell'area del monte Kailash, non so se nella valle ipotizzata nel sito indicato o in altre zone circostanti, ma in ogni caso non avviene sul piano fisico e materiale! Sia i partecipanti che i Maestri sono presenti nella valle con i loro corpi di Luce e un visitatore occasionale della valle non vedrebbe assolutamente nulla.
Infatti, non c'è alcuna testimonianza di un simile assembramento sul piano fisico nell'area del Kailash in occasione del plenilunio del Toro; l'unico assembramento che avviene veramente sul piano fisico nell'area del monte Kailash è in occasione del Saka Dawa (vedi descrizione del Saka Dawa nella sezione Vesak Buddista), che non corrisponde però come data con il plenilunio del Toro, né tantomeno come rituale!
Anche il fiorire degli iris, durante la cerimonia del Wesak, avviene ovviamente sul piano eterico! Sull'altopiano del Kailash a 4500 metri di altitudine, in aprile e maggio non cresce un filo d'erba, le temperature sono polari e le valli sono spazzate dal venti gelidissimi!
Questa precisazione intende sgombrare il campo da fraintendimenti e false credenze che danneggiano lo spirito del Wesak e creano confusione!
Il Maestro Djwal Kool, attraverso l'opera di A. Bailey, richiama al massimo sforzo per divulgare la conoscenza del Wesak e la sua celebrazione e a partire dal 1936 invita a diffondere la prima parte della Grande Invocazione per cercare di fermare la marea di odio e di aggressività che stava montando sempre di più. Il Wesak serve alla Fratellanza Bianca come canale di invocazione ed evocazione per poter intervenire in favore delle forze umane che si sono schierate con Essa e, in questo modo, contrastare la diffusione del male e dell'operato della Loggia Nera.
Nel 1940, come ultimo tentativo di fermare l'imminente ripresa della guerra, viene data la seconda parte della Grande Invocazione che faceva appello ai potenti "Signori di Liberazione". Purtroppo il numero di esseri umani che collaborò a questa generazione di pace fu troppo scarso, sia per numero che per forza spirituale, per contrastare l'azione degli operatori del male che riuscirono ad evocare le forze emotive più oscure degli uomini.
La situazione era molto grave dato che, nel 1942 le forze del male erano così vicine al successo che, durante quattro mesi, i membri della Gerarchia Spirituale presero tutte le misure possibili per ritirarsi dal contatto umano, per un periodo indefinito e imprevedibile (A.Bailey: Esteriorizzazione della Gerarchia, pag. 494, Ed. Nuova Era).
Era il periodo in cui la Loggia Nera, tramite Hitler ed altri esponenti nazisti cercava in tutti modi e con diverse spedizioni in diverse aree della terra di raggiungere Shamballa e di impossessarsi del suo immenso potere.
Nel 1945, dopo la fine della seconda guerra mondiale, il Maestro Djwal Kool, tramite Alice Bailey, dà chiare indicazioni affinchè il Wesak venga celebrato in forma pubblica da quante più persone possibile ogni plenilunio del Toro, affinchè la potenza della Gerarchia Spirituale possa diffondersi rapidamente all'umanità. Nel 1946 il Tibetano indicò che erano necessari ancora 35 anni prima che il Wesak fosse celebrato pubblicamente in occidente (1946 + 35 = 1981). Infatti il primo Wesak occidentale è stato organizzato a Torino nel 1981 da Antonio Amerio, un uomo semplice che non sapeva nulla di questa profezia (anche perché le opere del Tibetano furono tradotte in italiano solo successivamente, nel 1985).
Questo esempio fu poi seguito da molte altre città europee e statunitensi.

Il WESAK Acquariano secondo gli Insegnamenti del Maestro Babaji trasmessi ad Anne e Daniel Meurois-Givaudan
"Il Wesak, come vi ho detto, è l’unione di due Fratelli, comunione di quei due fasci di infinita Luce che sono il Buddha e il Cristo. Vedete, inizialmente e secondo la tradizione, la cerimonia del Wesak commemorava la venuta, l’Illuminazione ed infine la dipartita del Buddha; in realtà è qualcosa di più, perché significa la trasmissione, il ritrovarsi di un soffio di Vita che permette agli uomini di maturare.
Nel giorno del Wesak, il giorno che si annuncia con la luna piena, il Risvegliato raccoglie alla fonte dell’Universo degli universi la Forza di apertura di cui gli uomini hanno enormemente sete; Egli la consegna al cuore del Cristo che, a sua volta, istantaneamente, la insuffla alla superficie di questo mondo. Così (ed ogni anno di più) Amore e Saggezza uniti vengono riproposti agli esseri umani, giacché rappresentano il solo ed unico motore per la soluzione di tutte le tensioni e quindi, cercate di capire, per la propulsione della Coscienza verso le sue infinite cime.
Il Wesak non è più una festa fra tante altre, e neppure una cerimonia rituale come cento altre: il Wesak diventa un’occasione, una proposta d’azione fatta ad ogni uomo della Terra. E’ il momento sacro offerto ormai a tutti per canalizzare l’AMORESAGGEZZA, è la prima festa attiva, che fa del popolo umano cosciente un elemento di trasmissione del Divino.
D’ora in poi il Wesak svelerà un po’ di più la sua propria natura; non sarà mai una festa riservata ad una comunità raccolta su un altipiano perché è già la festa di tutta l’umanità, è il sacro innesto che la farà uscire dal tunnel, è la sveglia di tutti gli uomini. L’unione fra Oriente e Occidente è quanto il Wesak porta alla luce, molto al di là dei sacerdoti che fino ad oggi ne hanno mantenuta viva la fiamma. Il Wesak, pur continuando ad esprimersi attraverso una data, è anche, contemporaneamente l’espressione permanente della Forza di rinnovamento e di unificazione.
Non vi nascondo che vi state dirigendo tutti quanti verso un’epoca di grande confusione: un’epoca in cui tutte le energie e tutti gli esseri saranno condotti a svelarsi quali sono in realtà, senza possibilità di barare. Questo è il vero senso del termine “Apocalisse”; in questo bagno rivelatore, la forza nata dal Wesak deve precisamente diventare uno dei vostri punti di sostegno, lo sguardo fiammeggiante e purificatore grazie al quale potrete riscoprire ed affermare la vostra vera natura."

Anne e Daniel Meurois-Givaudan - Wesak: il tempo della Riconciliazione - Ed. Amrita

IL RITUALE DEL WESAK
La cerimonia occidentale ripete idealmente le tappe di quella che avviene nella valle sacra: un tavolo ricoperto da una tovaglia bianca riproduce, nell'intenzione, l'altare presente da millenni nella valle e su di esso vi è una coppa di cristallo ricolma d'acqua; vengono letti alcuni messaggi dei Maestri e il luogo è pieno di fiori.
I partecipanti al Wesak, infatti, sono invitati a portare in dono un fiore che viene messo accanto alla coppa d'acqua. Chi lo desidera può portare una bottiglietta d'acqua o un contenitore per l'acqua.
Il momento centrale della celebrazione è costituito da una meditazione guidata, che dura circa 15/20 minuti. Di questi 15/20 minuti, 8 sono in silenzio: sono gli 8 minuti durante i quali il Buddha si manifesta ed impartisce, insieme al Cristo, la sua benedizione all'umanità.
Al termine, proprio come avviene nella valle, viene recitata la Grande Invocazione, cui segue il canto dell'OM, ripetuto 12 volte.
Al termine ogni partecipante riceve un pò dell'acqua caricata e un fiore.
L'acqua, che è stata magnetizzata dalla presenza del Buddha e del Cristo, ha delle virtù di guarigione e di aiuto. Questa cerimonia di comunione con l'acqua rappresenta simbolicamente proprio l'Era dell'Acquario, cioè il Portatore d'Acqua.
Il fiore andrà fatto seccare a testa in giù e conservato: lentamente rilascerà nell'ambiente in cui verrà posto la sua energia benefica. L'anno successivo, lo si ringrazierà e sostituirà con un altro fiore del Wesak.
Simbologia e caratteristiche del Wesak Acquariano
Il Wesak Acquariano introduce la simbologia della Comunione con l'Acqua.
Già nei Vangeli è menzionato che il Cristo dice alla Samaritana che gli offre da bere dalla brocca:
Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: 'Dammi da bere!', tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva... Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna" (Vangelo di Giovanni 4,10.13-14).
La donna che versa dalla brocca l'acqua al Cristo e la coppa del cristallo ripiena d'acqua sulla roccia altare nella Valle del Wesak, stanno a simbolizzare, tra l'altro, l'avvento dell'Era dell'Acquario e della nuova spiritualità e conoscenza ad essa connessa.
Inoltre, in entrambi i casi, l'acqua rappresenta anche il Divino, quella sorgente che zampillerà per sempre in coloro che, mettendo in pratica gli insegnamenti del Cristo e dei Maestri di Saggezza, sapranno rivelarla in sé stessi. Ma il Divino rappresentato dalla simbologia dell'acqua è certamente diverso dal Divino rappresentato dalla simbologia della luce e del fuoco.
L'acqua è innanzitutto l'elemento da cui si originano tutte le forme viventi, vegetali ed animali, ed è l'elemento imprescindibile per la vita biologica. Inoltre anche i nostri corpi sono composti d'acqua; al momento del concepimento praticamente per il 95% e una volta nati per il 70%. Anche la terra è composta per il 70% d'acqua.
Inoltre l'acqua, come è stato scoperto recentemente, porta in sé delle informazioni spirituali.
Il ricercatore giapponese Masaru Emoto (autore di Il Messaggio dell'acqua) ha scoperto, fotografando l'acqua con il microscopio, che i cristalli d'acqua tendono a formare una forma esagonale quando l'acqua è di sorgente, pura, mentre nelle acque contaminate o trattate con il cloro non si nota alcuna cristallizzazione.
Le acque cosiddette "miracolose" presentano poi dei cristalli bellissimi, trasparenti e luminosi.
Il ricercatore giapponese ha scoperto inoltre che la cristallizzazione dell'acqua in forme armoniose non dipende solo dalle condizioni fisiche e materiali, ma risponde anche alle sollecitazioni spirituali. Nell'esoterismo si sa che ogni cosa emana una vibrazione, e ciò vale sia per gli esseri viventi, per gli oggetti, ma anche per i pensieri e per le parole: tutto è energia in movimento e l'acqua registra automaticamente nel processo di cristallizzazione le diverse vibrazioni. Emoto mise in due campioni della stessa acqua due foglietti contenenti delle parole diverse; da un lato parole di amore e gratitudine, dall'altro parole di arroganza e violenza. Il risultato fu che l'acqua contenente il biglietto con parole amorevoli formò delle cristallizzazioni armoniose e stupende che si non si riscontrarono assolutamente nell'altra, contenente parole ingiuriose.
L'acqua quindi registra tutte le informazioni, così come anche noi, dato che siamo composti al 70% d'acqua. Ciò che pensiamo, diciamo e facciamo, unito all'aria che respiriamo e al cibo di cui ci nutriamo, creano la nostra struttura vibratoria ed energetica.
L'acqua caricata dal Cristo e dal Buddha durante il rito del Wesak, è un'acqua purissima e piena d'amore e d'armonia. Bevendola noi introduciamo nel nostro corpo aurico una potente carica informativa di Amore e Saggezza che realmente modifica la nostra struttura vibrazionale. Ovviamente questa modificazione non è eterna, se ritorniamo a produrre pensieri, parole ed azioni non armoniosi per noi stessi e per il prossimo e anche ad alimentarci disarmonicamente, la vibrazione della nostra aura perderà molto rapidamente la luminosità elargita dal Wesak!
Ritornando all'analisi della simbologia dell'acqua, da quanto detto, risulta evidente che il Divino rappresentato dall'acqua è un Divino che dà nutrimento e vita, è un Divino che opera sia a livello materiale che spirituale, è un Divino che ci pervade e compone e vive nella Madre Terra. Non è un Divino lontano, nell'alto dei cieli, è un Divino che è qui, tutto attorno a noi, nella natura che ci circonda, nella terra densa di humus, nella materia di cui è composto il nostro corpo, è dentro di noi.
La comunione con l'acqua del Wesak Acquariano porta quindi anche il messaggio di una comunione - unione con il Divino che è nella Madre Terra, nella materia che compone il nostro corpo e nella natura tutt'intorno a noi.
Proprio in tal senso, attraverso Anne e Daniel Meurois-Givaudan, Babaji parla del Wesak come di una Riconciliazione di ogni uomo con l'Essenza divina che dimora in sé stesso, riconciliazione che avviene partendo dalla semplicità e concretezza delle proprie radici che sono la Terra, sia come pianeta, sia come Principio e Forza che è dentro di sé. La Terra, in quanto materialità è stata svalutata da erronei insegnamenti spirituali, che hanno introdotto l'idea fuorviante che lo spirito sia separato dalla materia, che il sacro risieda unicamente in pratiche religiose e rituali e non in ogni cosa, in ogni aspetto della vita, alimentando così il principio della separazione e del dualismo.
Babaji ripete insistentemente che ogni parte di sé è sacra, il corpo, la sessualità (indifferentemente dalle preferenze di ognuno purché rispetti i principi di Amore, Rispetto e Consenso), lo studio, il lavoro, qualsiasi lavoro, ogni azione è celebrazione del Divino, anche la più banale, se la propria attenzione è focalizzata in ciò!
La celebrazione del Wesak ha lo scopo di inaugurare nella nostra vita il riconoscimento, quotidiano e costante, del Divino in noi stessi, nelle nostre azioni e in tutto ciò che ci circonda.
La Riconciliazione del nuovo Wesak chiede ad ognuno di apprendere a guardarsi negli occhi con sincerità, accettando e amando ogni parte di sé stessi, anche gli aspetti più "inaccettabili", finché lo sguardo rivolto a sé stessi non sarà di totale amore ed accettazione, finché non si sarà in grado di offrire un fiore a sé stessi (non di comprarlo…)
Ma l'acqua ha ancora altre valenze simboliche e altrettanto importanti come le precedenti.
L'acqua nella fisiologia esoterica yoga, è l'elemento del 2° chakra - Svadhisthana (che significa dolcezza), il centro psico-energetico correlato alle sensazioni ed emozioni, alla sessualità, al desiderio e al piacere, e finalizzato all'autogratificazione e al diritto di percepire e provare piacere. Questo aspetto è importantissimo ed è l'aspetto centrale della spiritualità della Nuova Era, dove la crescita e lo sviluppo non avviene più attraverso il sacrificio e l'oblazione di sé per il prossimo ma attraverso un armonioso prendersi cura di sé stessi e del prossimo, mettendo il pratica l'insegnamento del Cristo Ama il prossimo come te stesso. Con l'avvento della Nuova Era si sono diffuse rapidamente un'infinità di pratiche che sono finalizzate al benessere psicofisico della persona, è in crescita la cultura del rispetto ambientale e di un'alimentazione sana e biologica, tutti elementi di armonia e benessere individuale. Contemporaneamente a questa ricerca del benessere per sé stessi c'è un grande crescita del volontariato e di azioni di equilibrio e giustizia sociale a livello mondiale. Finalmente è arrivato il tempo di realizzare una spiritualità del piacere, della gioia e della celebrazione, spiritualità di cui parlava il Cristo duemila anni fa ma il cui insegnamento è stato abilmente manipolato e distorto relegando per duemila anni l'umanità nella repressione e nei sensi di colpa. Non a caso l'aspetto patologico del secondo chakra è la repressione del piacere attraverso il senso di colpa ed è quello che tutte le religioni hanno operato negli ultimi duemila anni.
Il Wesak Acquariano attraverso la simbologia dell'acqua ci dice quindi che la via passa attraverso il secondo chakra sano, attraverso la celebrazione del piacere, attraverso la sessualità vissuta con gioia e senza sensi di colpa.
L'acqua che scorre nei torrenti o che cade fragorosa dal cielo durante le piogge, l'acqua che è fonte di vita, ci risveglia alla gioia semplice dei bambini, e ci rammenta che la via spirituale della Nuova Era è la via della GIOIA, del PIACERE, del RISO, della CELEBRAZIONE DELLA VITA in tutti i suoi aspetti.
Il secondo chakra, inoltre, è simbolicamente correlato alla Luna e all'energia Femminile, le cui caratteristiche sono l'Amore, la Compassione, la ricettività, l'accoglienza, l'ascolto, la condivisione, la solidarietà, la partecipazione, il lavoro di gruppo, ecc.
Il Femminile rappresenta ovviamente anche la Madre, la Dea Madre che genera la vita, la nutre e la protegge, la Madre Terra, Madre Natura.
Il simbolismo della comunione con l'acqua è quindi un simbolismo ampio che ci invita a percorrere la dolce strada di una riconciliazione con noi stessi, con i nostri bisogni autentici, con il nostro corpo, con la natura e l'ambiente, con la Madre Terra, con il sentire e l'amore caratteristici dell'energia Femminile, con l'Essenza divina che brilla in noi.
E una volta ricontattata la nostra Essenza, l'invito del Wesak è quello di diventare dei generatori di Amore e Saggezza per tutta l'umanità e per il pianeta intero:

TRATTO DAL LIBRO: Wesak: il tempo della Riconciliazione - Anne e Daniel Meurois-Givaudan - Ed. Amrita
"…Il Wesak non è più una festa fra tante altre, e neppure una cerimonia rituale come cento altre: il Wesak diventa un'occasione, una proposta d'azione fatta ad ogni uomo sulla Terra. E' il momento sacro offerto ormai a tutti per canalizzare l'Amore-Saggezza, è la prima festa attiva, che fa del popolo umano cosciente un elemento di trasmissione del Divino.
…Il messaggio del Wesak è un messaggio di riforma, un messaggio che proclama la fine dei tempi in cui l'essere umano, nella sua globalità, riceveva solo passivamente e poteva solo riprodurre rituali; da dieci anni ormai, il meccanismo del semplice ricordo e dell'imitazione si diluisce, e va cancellandosi perché si possa aprire l'era dell'azione, e poi quella dell'Essere.
…il vero Wesak, d'ora in poi, sarà un evento simultaneo nel cuore di ognuno, ovunque si trovi.
E' dolcezza, ma anche un raggio che scuote gli uomini fino a far esplodere le corazze dell'ego."

Come svolgere la cerimonia del Wesak
di Simone Bedetti

Sulla base della mia esperienza di organizzazione e conduzione del Wesak da 17 anni a Trieste e da 9 anni ad Assisi, ho sviluppato la seguente modalità di organizzazione e conduzione della cerimonia, che ritengo la più efficace per condurre un gruppo anche numeroso in uno stato meditativo profondo e di intensa partecipazione.
Altri suggerimenti e modalità per la conduzione della cerimonia sono presentate da Giuditta Dembech nel suo libro Conoscere il Wesak (vedi Bibliografia).
La cerimonia può essere eseguita in una sala dotata di sedie, oppure in una palestra dove ci si siede a terra (nel tal caso è importante avere a disposizione anche delle sedie per chi non dovesse essere in grado di stare seduto comodamente a terra).
Se le condizioni atmosferiche lo consentono, può essere svolta anche all'aperto, in mezzo alla natura. In tal caso è sempre bene poter contare, vicino al prato, di una palestra o di uno spazio coperto dove potersi rifugiare nel caso di piogge improvvise!
La disposizione dei partecipanti può essere di tipo frontale, come nelle conferenze, oppure tutti seduti in cerchio o in cerchi concentrici nel caso ci sia molta gente, con il conduttore seduto nel primo cerchio.
Al centro del cerchio o nello spazio tra il conduttore e i partecipanti nel caso di disposizione frontale, si colloca un telo bianco sopra il quale si dispongono i fiori portati dai partecipanti, una grande candela bianca, una coppa di vetro contenente dell'acqua di sorgente e le incensiere.
Sul telo si possono anche disporre pietre, cristalli, candele e quant'altro si desideri venga benedetto. I fiori vanno disposti con le corolle verso i partecipanti.
E' utile, soprattutto nei Wesak numerosi, poter contare sull'aiuto di qualche volontario che accolga i partecipanti all'ingresso, raccolga i fiori e le offerte (candele, incensi) che hanno portato e consegni loro delle fotocopie con la descrizione del rituale e delle preghiere che verranno eseguite.
Così una volta che si saranno accomodati, e mentre attendono l'inizio della cerimonia potranno prepararsi maggiormente all'evento.
Dopo un breve saluto di benvenuto è utile iniziare la cerimonia con una breve meditazione, per calmare la mente e focalizzare l'attenzione, oppure, ancora meglio, se si ha la possibilità di poter contare su qualche musicista preparato, con dei canti spirituali di tipo indiano, i bhajans o kirtan, che sono dei canti in sanscrito molto semplici che vengono ripetuti a strofe prima dal conduttore e poi dall'assemblea.
Questi canti aiutano ad entrare in uno stato meditativo con facilità e praticati collettivamente alzano notevolmente il campo energetico dell'assemblea.
Il musicista, o il gruppo, che conduce i canti può eseguire anche qualche pezzo per l'ascolto, ma la maggior parte dei canti devono coinvolgere attivamente i partecipanti. Non è un concerto, bensì una celebrazione collettiva e il canto, in questo contesto, deve realizzare una funzione di elevazione della coscienza e di coesione del gruppo! Se invece non si ha la possibilità di poter contare sulla guida di qualche musicista, si può utilizzare della musica registrata per creare un sottofondo adeguato alla meditazione.
Si passa quindi a dare alcuni cenni sul significato ed origine del Wesak e a spiegare come si svolgerà la cerimonia.
A questo punto si possono leggere dei brani tratti dall'insegnamento del Maestro D.K. , di Bababji, e di altri Maestri inerenti il significato del Wesak, come anche leggere e recitare preghiere di diverse tradizioni spirituali.
L'importante è comunque che la lettura non faccia scendere la vibrazione del gruppo da uno stato meditativo a quello di uditori di una conferenza.
Meglio non leggere nessun brano o preghiera se l'energia del gruppo è già alta e si percepisce che è pronto per essere guidato ad uno stato più profondo della meditazione.
A questo punto si può iniziare a condurre l'assemblea in uno stato di meditazione facendo chiudere gli occhi e compiere alcune respirazioni calme e profonde.
Si consiglia di stimolare una visualizzazione in cui si vedono dei raggi di luce uscire dai propri piedi e dalla base del bacino per scendere, come delle radici, all'interno della terra, scendendo verticalmente verso il centro della stessa, un Sole luminoso e brillante.
Le radici vengono accolte in profondità nel cuore luminoso della Madre Terra e un torrente di luce inizia a salire dal nucleo della Madre Terra, lungo le proprie radici, fino a riempire completamente il proprio corpo, i chakra e l'aura. Questa visualizzazione conferisce stabilità ai meditatori mentre entrano in uno stato meditativo più profondo. Al termine di questo processo di radicamento l'attenzione dei partecipanti viene focalizzata nel centro del proprio petto, dove si trova il chakra del cuore, e nel centro della fronte dove si trova il terzo occhio.
Mentre i partecipanti sono così focalizzati il conduttore li porta a visualizzare la Valle del Wesak.
La visualizzazione della Valle del Wesak è molto importante, perché la descrizione della stessa e dell'evento che ivi si svolge, sono simbolo potente che mette i visualizzatori in contatto con l'oggetto della visualizzazione. E' come comporre esattamente un numero di telefono per mettersi in contatto con una persona.
La Valle del Wesak, che esiste realmente sul piano eterico così come viene descritta, è un'immagine-simbolo potente che consente a chi la visualizza di entrare in contatto con i Maestri della Gerarchia Spirituale, è un vero e proprio Portale dimensionale che consente un contatto ravvicinato tra il piano dell'Umanità e quello di Shamballa. In occasione del Wesak i due piani si avvicinano, attraverso la visualizzazione noi ci eleviamo mentre dall'altra parte i Maestri scendono dalle alte sfere vibratorie per venirci incontro.
E' un punto di ritrovo che avviene ogni anno durante il periodo del Plenilunio del Toro.
Considerando l'importanza che riveste la visualizzazione della Valle è importante che il conduttore guidi i partecipanti, con una descrizione accurata e rappresentativa, a sentirsi proprio là.
Si suggerisce la seguente descrizione:
Visualizziamo ora la Valle del Wesak che si trova alle pendici del Monte Kailash in Tibet.
E' una valle a forma d'imbuto e si restringe verso nord-est, dove una grande roccia bianca e scintillante, dalla forma di un altare, ne chiude il punto più stretto. Attorno la roccia altare le rocce formano un piccolo anfiteatro, dove a semicerchio sono disposti tutti i Maestri della Gerarchia Spirituale, quei Grandi Esseri che sono i custodi in terra del Piano di Dio per il nostro pianeta e l'umanità.
La valle è punteggiata di fiori d'iris e un torrente l'attraversa per andare ad alimentare poco lontano uno splendido e luminoso chiaro lago blu.
Una grande massa di persone è presente, in silenzioso raccoglimento e preghiera.
Visualizziamoci seduti nella valle, in mezzo a queste persone.
Sulla roccia altare c'è una coppa di cristallo colma di acqua purissima e dietro ad essa, rivolto verso noi tutti riuniti, il Cristo, il Maestro dei Maestri.
Rivolti a Lui, ripetiamo assieme ai Maestri e a tutti i presenti nella valle il mantra tibetano OM MANI PADME HUM che genera Amore e Compassione nei confronti di tutte le creature dell'universo.
OM MANI PADME HUM è il mantra del Bodhisattva Avalokiteshvara, il Buddha della compassione; ad ognuna delle sillabe del mantra corrisponde uno dei sei regni dell'esistenza. Ripetendo questo mantra si genera Amore e Compassione per tutti gli esseri senzienti che abitano questi regni:
OM - Dèi
MA - Semi Dèi
NI - Uomini
PAD - Animali
ME - Spiriti Tormentati
HUM - Esseri Infernali
Simone Bedetti - Il Buddhismo Tibetano - Ed. De Vecchi - Milano 1997 - pag. 86

Nel Buddhismo tutti gli esseri senzienti, anche le entità demoniache, sono destinate a raggiungere l'Illuminazione e quindi le preghiere e i mantra vengono generati per tutte le forme di vita, anche per quelle "oscurate"!
Chi ripete questo mantra, inoltre, oltre a generare beneficio nei confronti di tutti gli esseri entra egli stesso, attraverso la Compassione, in contatto con la Realtà Divina.
La ripetizione di questo mantra può variare dai 10 ai 20 minuti.
A questo punto arriva il momento centrale del Wesak, l'arrivo del Buddha, la sua unione con il Cristo e la diffusione della grande benedizione su tutti i presenti e sull'Umanità intera.
Questo momento dura 8 minuti, duranti i quali si fa assoluto silenzio (si consiglia comunque di lasciare una musica meditativa di sottofondo). Se il Wesak viene celebrato all'ora esatta del plenilunio, il silenzio inizia 4 minuti prima dell'ora esatta del plenilunio e si conclude 4 minuti dopo.
Dopo aver sospeso la ripetizione del mantra si guida la meditazione come segue:
Visualizzate ora il cielo sopra il Cristo e i Maestri.
Un punto estremamente luminoso appare il lontananza nel cielo, e si avvicina lentamente, ingrandisce, diventa sempre più abbagliante. E' il Buddha, seduto nella posizione del loto, che risplende di una radiosa luce dorata. Arriva sopra la roccia altare e prende posto accanto al Cristo.
Il Cristo e il Buddha si uniscono nella benedizione e da loro si sprigiona una Luce immensa, è un Sole di Luce, Amore e Saggezza.
Visualizziamo questa Luce che scende su di noi, su questo spazio, sull'acqua, sulle candele e su tutti gli oggetti da benedire.
Visualizziamo questa Luce congiunta del Cristo e del Buddha che entra in noi dalla sommità del capo e pervade tutto il nostro corpo, tutto il nostro essere, dissolve ogni oscurazione e porta armonia e guarigione.
Visualizziamo questo Sole immenso che splende in noi.
Al termine degli 8 minuti di silenzio:

Ora il Buddha , si eleva nel cielo avvolto dalla luce, mentre nella Valle si pronuncia la Grande Invocazione a beneficio di tutti gli esseri.
Mantenendo gli occhi chiusi ripetete dopo di me:
DAL PUNTO DI LUCE ENTRO LA MENTE DI DIO
(la frase viene ripetuta dai partecipanti)
AFFLUISCA LUCE NELLA MENTE DEGLI UOMINI
(… )
SCENDA LUCE SULLA TERRA.
(… )
DAL PUNTO DI AMORE ENTRO IL CUORE DI DIO
(… )
AFFLUISCA AMORE NEL CUORE DEGLI UOMINI,
(… )
POSSA IL CRISTO TORNARE SULLA TERRA.
(… )
DAL CENTRO OVE IL VOLERE DI DIO E' CONOSCIUTO
(… )
IL PROPOSITO GUIDI I PICCOLI VOLERI DEGLI UOMINI,
(… )
PROPOSITO CHE I MAESTRI CONOSCONO E SERVONO.
(… )
DAL CENTRO CHE VIENE DETTO IL GENERE UMANO
(… )
SI SVOLGA IL PIANO DI AMORE E DI LUCE
(… )
E POSSA SBARRARE LA PORTA DIETRO CUI IL MALE RISIEDE.
(… )
CHE LUCE, AMORE E POTERE
(… )
RISTABILISCANO IL PIANO DIVINO SULLA TERRA.
(… )

Dalla Valle del Wesak ci solleviamo ora in alto nel cielo e osserviamo l'intero pianeta sotto di noi.
Visualizziamo accendersi sul pianeta
le luci di tutti coloro che stanno celebrando il sacro tempo del Wesak,
le luci di tutti coloro che stanno generando, sia con la preghiera che con l'azione, Amore, Gioia, Armonia e Bellezza sia per sé stessi che per gli altri,
le luci di tutti coloro che stanno lavorando per la Pace, la Giustizia, la Libertà e il Rispetto dei Diritti Umani,
le luci di tutti coloro che stanno lavorando per la salvaguardia della Natura e dei fratelli animali,
le luci di tutti coloro che stanno operando in qualsiasi campo per un mondo di Pace e Gioia.
Uniamoci a tutte queste luci, a tutti questi fratelli e sorelle e osserviamo quale splendido campo di luce è acceso ora sul nostro pianeta.
Ed uniamoci al cuore centrale della Terra, alla Luce di quel sole splendente di Amore che brilla nel suo centro e visualizziamola espandersi ovunque sulla Terra mentre ripetiamo tutti insieme, per 12 volte il mantra dell'OM.
Siamo tutti parte di un unico, immenso campo di Luce:
OM…. (ripetere 12 volte)
SIA PACE A TUTTI GLI UOMINI,
SIA BENEDETTO TUTTO CIÒ CHE VIVE
Ora potete riaprire gli occhi.
La meditazione è terminata.
A questo punto, si può mettere della musica di sottofondo oppure cantare dei canti spirituali, mentre i partecipanti si avvicinano al palco o al centro per ricevere i fiori e un po' dell'acqua caricata.
Per non rischiare il caos, si consiglia di invitare le persone a mettersi in fila per venire a prendere l'acqua e i fiori.
Se c'è molta gente è indispensabile poter contare su alcuni aiutanti che si occupino alcuni di dare il fiore e altri di dare l'acqua.
A Trieste ed Assisi è consuetudine benedire durante la cerimonia anche delle candele che vengono poi donate ai partecipanti.

CHI PUÒ CONDURRE LA MEDITAZIONE DEL WESAK
Per condurre la meditazione del Wesak non servono particolari titoli spirituali o esoterici ma un cuore sincero e dedito al servizio del Cristo e di Shamballa.
Condurre il Wesak è un onore ma è anche una grande responsabilità.
Chi conduce deve essere un esperto di meditazione e deve conoscere già molto bene la strada per arrivare in meditazione nella valle del Wesak, deve essere in grado di collegarsi con la Valle e di visualizzarsi stabilmente lì, di visualizzare costantemente il Cristo e di mantenere tale focalizzazione per tutta la durata della celebrazione.
E' opportuno che chi conduce si prepari accuratamente nei giorni precedenti alla meditazione, con un'alimentazione adeguata e opportune pratiche meditative; meglio ancora sarebbe un ritiro di alcuni giorni in un luogo sacro dove raccogliersi e centrarsi nel Cristo.
Chi è un buon meditatore ma non ha esperienza di conduzione di meditazioni di gruppo è opportuno che prima di avventurarsi a condurre il Wesak verifichi durante alcune meditazioni con piccoli gruppi se riesce a mantenere lo stato meditativo e il collegamento con la Valle sacra mentre contemporaneamente guida con la parola il gruppo.
E' compito del conduttore creare un campo di meditazione protetto da qualsiasi interferenza disturbante, anche sul piano astrale, in modo che i partecipanti possano raggiungere con facilità la connessione con la Valle del Wesak e mantenerla per tutta la durata della cerimonia.
Si raccomanda quindi di chiedere la protezione delle Forze Spirituali Cristiche e Buddhiche fin dall'inizio dell'organizzazione dell'evento, e di preparare in tal modo anche lo spazio della cerimonia.

IL WESAK DEVE ESSERE GRATUITO!
Per nessun motivo le persone che accedono alla meditazione del Wesak devono dover pagare qualcosa.
Le spese sono a carico dell'organizzatore che può al massimo richiedere un'offerta libera e spontanea.
Nell'ambito del Wesak, non può essere svolta nessun tipo di pubblicità di corsi, trattamenti, attività, ecc., mentre si possono pubblicizzare le adozioni a distanza e le azioni a favore di orfani e bisognosi e si possono raccogliere fondi da destinare in beneficenza. In questo modo la generazione durante la meditazione di Luce e Pace si rinforza nell'azione concreta dell'aiuto materiale.
Personalmente, durante ogni Wesak, per coprire, almeno in parte, le spese dell'organizzazione ho messo una cesta per le offerte senza l'obbligo per nessuno di dover contribuire. Ebbene, ogni anno ho sempre raccolto tutti i soldi che avevo speso con un lievissimo margine, tipo 1 euro!
Che avessi speso 300 euro o 1000, mi ritornavano indietro tutti più al massimo 1 euro…
Solo l'anno scorso, che ha partecipato al Wesak Swami Nirvananda, che ha contribuito (ovviamente gratuitamente) con i suoi canti a riscaldare i cuori, sono avanzati un centinaio di euro che abbiamo donato a lui per portarli ad un orfanotrofio di Calcutta.

DOVE SI SVOLGE IL WESAK IN ITALIA E NEL RESTO DEL MONDO

IN ITALIA: http://www.wesak-italia.it/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1  
NEL RESTO DEL MONDO: http://www.wesak-italia.it/index.php?option=com_content&task=view&id=74&Itemid=74

BIBLIOGRAFIA
Alice Bailey (il Maestro Tibetano D.K.):
Il Discepolato della Nuova Era; Trattato dei sette raggi; Esteriorizzazione della Gerarchia; Il Ritorno del Cristo.
Anne e Daniel Meurois - Givaudan:
Wesak: il tempo della riconciliazione - Ed. Amrita.
G. Dembech:
Conoscere il Wesak - Ed. L'Ariete.
Seven Rays Core:
Le porte di Luce - Ed. Synthesis.
 
LA CELEBRAZIONE BUDDISTA DEL VESAK
IL SAKA DAWA
In Tibet e in Mongolia il capodanno si celebra il novilunio che cade alla fine di gennaio o all'inizio di febbraio e così il Vaishakha, chiamato Saka Dawa, corrisponde al quarto mese dell'anno.
Il 15° giorno di tale mese si celebra il Vesak, che in Tibet viene chiamato Saka Dawa, che cade generalmente tra la fine di maggio e la prima metà di giugno. Nella tradizione tibetana però, la commemorazione del Vesak - Saka Dawa, non avviene soltanto nel suddetto giorno, ma si celebra durante tutto il quarto mese (Saka Dawa infatti significa letteralmente quarto mese).
Il giorno di Saga Dawa è una ricorrenza molto importante e viene celebrata ogni anno nei pressi di Darchen, sui prati dove il fiume Lha Chhu emerge nella pianura, ai piedi del sacro Monte Kailash.
Pellegrini tibetani confluiscono nella zona da tutto il paese, spesso anche con parecchi giorni di anticipo, portando con sè merci e prodotti da vendere con il risultato di creare un considerevole e vivace movimento. Nel 2002, anno "Acqua-Cavallo 2129" del calendario tibetano consacrato al pellegrinaggio al monte Kailash in Tibet, hanno partecipato al Saka Dawa, tra i tibetani, provenienti dai luoghi più diversi, ed alcuni gruppi di turisti, ben 150.000 persone. Si viene a formare così un accampamento immenso e multicolore formato da tende che sembrano padiglioni di un torneo medievale o di uno stabilimento balneare!
Il 15° giorno del mese di Saka Dawa, corrispondente al plenilunio, molti pellegrini tibetani praticano il digiuno. Molti osservano un digiuno di 3 giorni, ma generalmente nella tradizione tibetana il digiuno dura due giorni, il primo si ha solo il pranzo, mentre durante il secondo non si ha nulla, comincia la sera e finisce la mattina del giorno dopo. Ven. Geshe Gedun Tharchin -
Nei giorni precedenti al plenilunio l'altissimo palo con le bandiere di preghiera, il Tarboche, dell'anno precedente viene abbattuto, per essere sostituito, con nuove bandiere nel giorno del plenilunio.
L'antropologo Charles Allen dà una splendida descrizione dell'evento:
"Nella notte di luna piena del IV mese del calendario tibetano, la Montagna delle Nove Svastiche Sovrapposte brilla come una stalagmite in un cielo senza nubi. Nonostante il campo sia molto affollato, alle nove di sera il silenzio è totale. Si respira un'aria di attesa, di eccitazione contenuta che mi fa ricordare le vigilie di Natale di tanto tempo fa. La luce del giorno colpisce la nostra tenda alle sette in punto, ma sembra che tutti gli altri campeggiatori siano svegli e in piena attività già all'alba. Il fumo di centinaia di fuochi da campo si solleva come piccole piume che confluiscono in banchi di nebbia filacciosi sopra il fiume.
Oggi è Saga Dawa.
Dopo la colazione seguiamo la folla che si dirige verso un anfiteatro naturale a meno di 500 metri dal fiume e più in alto di almeno 300. Ci accoglie una visione straordinaria: due o tremila tibetani sono qui radunati, alcuni in piedi o accovacciati sulle pendici circostanti, ma la maggior parte stanno camminando in circolo intorno a un punto centrale. Sono talmente numerosi che sembrano una gigantesca ruota multicolore in movimento. Nello spazio aperto, all'altezza del mozzo della ruota, sta adagiato un enorme palo di preghiera in legno, fatto con diversi tronchi di pino posti uno sull'altro come il pennone di una nave. È interamente decorato con bandiere di preghiera dai colori brillanti, nuove di zecca; più o meno a metà sono attaccate quattro funi lunghe circa 600 metri, anch'esse completamente ricoperte di bandiere. Il darchen (il Tarboche) è rivolto rigorosamente verso nord e giace con la base adiacente a un buco al centro di un cumulo di pietre.
Su queste pietre sta diritto il maestro di cerimonie, vestito di un magnifico abito di seta gialla con cintura rossa, che coadiuvato da un gruppo di aiutanti ha il compito coordinare la folla che deve issare il palo, chi tirandolo con delle funi, chi spingendolo con dei pali.
Una dozzina di monaci dai berretti rossi, provenienti dal vicino monastero Kagyu a Gayangdrak, formano una banda di suonatori che soffiano in giganteschi corni alpini e conchiglie, e percuotono cimbali e tamburi. C'è anche un gruppo di monache buddiste che intonano preghiere e canti e si esibiscono in gesti rituali delle mani in perfetto sincronismo. L'aria è impregnata del fumo dell'incenso acceso tutto intorno, mentre coloro che eseguono le circumambulazioni camminano senza sosta in una nuvola di polvere, facendo girare con le mani le ruote di preghiera.
Su segnale del maestro di cerimonia si inizia ad innalzare il palo, c'è il gruppo che tira le funi, coloro che spingono con i pali e chi lo puntella per sostenerlo via via che si alza del terreno. Ad ogni strattone gli spettatori gridano Lha-so-so! Lha-so-so! Mentre gettano in aria foglietti di carta di preghiere. Nonostante che lo si tiri con quattro funi e ci siano almeno cento persone a tirare ogni fune, è necessario ad un certo punto attaccare due funi a due camion.
È fondamentale che il palo entri nel buco del terreno dalla giusta angolazione in modo di essere collocato perfettamente verticale; se dovesse essere inclinato anche di pochissimi gradi ciò comporterebbe disastri e sciagure in Tibet per tutti i dodici mesi successivi.
Quando, con un ultimo strattone, il Tarboche viene messo in posizione perfettamente verticale l'intero anfiteatro esplode in grida di Lha-so-so! e lanci di fogli di preghiere.Guidati dai monaci con i loro rauchi corni, gli spettatori scendono sciamando per unirsi alla circumambulazione e tutto il luogo diventa un impressionante vortice di polvere,colore e eccitazione.Al termine della cerimonia tutti fanno la coda per prostrarsi ai piedi del darchen.Lanciano in aria manciate di farina di stampa come offerta agli dei e avvolgono le sciarpe cerimoniali intorno al tronco o a una delle quattro funi di sostegno. In molti appoggiano per qualche istante la testa contro il tronco stesso per entrare in contatto con la forza vitale di cui è ora impregnato."

Charles Allen - Alla ricerca di Shangri-La - Ed. Newton & Compton 2000 - pag. 85,86,87,88

Terminata la cerimonia, mentre si riduce progressivamente il numero dei partecipanti che effettuano la circumambulazione, alcuni si mettono a danzare e cantare, altri vanno verso le proprie tende ridendo e scherzando tra loro.
Questa è una rara occasione perché ragazzi e ragazze che provengono da comunità isolate possano conoscersi e sviluppare dei contatti che porteranno magari a un matrimonio. C'è quindi un'aria di festa, e nella piana alcuni cavalieri organizzano delle corse di cavallo con gare di abilità.
Altri invece compiono un pellegrinaggio sull'altopiano sovrastante dove si trova il cimitero degli Ottantaquattro Mahasiddha o Grandi Illuminati, uno dei luoghi di sepoltura più sacro di tutto il Tibet.
La sepoltura in Tibet è di tipo aereo, i corpi non vengono sepolti o bruciati, vengono deposti sulle rocce, tagliati a pezzi e dati in pasto agli uccelli selvatici, per cui il cimitero è una distesa di ossa a cielo aperto!
Infine, i pellegrini si incamminano verso il Dromla-La, il passo più alto, per effettuare il Kora (circumambulazione) del sacro Monte Kailash. Il significato buddista di effettuare il giro attorno al Kailash durante il Saga Dawa è che i meriti acquisiti nel farlo vengono moltiplicati.

La simbologia del TARBOCHE

La leggenda del Tarboche racconta di un albero eccezionalmente alto "autogeneratosi" in questo luogo santo in quanto cimitero di lama e monaci e benedetto da Guru Rimpoche che predisse che il tronco sarebbe servito da asta per le bandiere.
In realtà tale rituale è di evidente matrice pre-buddista, appartiene allo sciamanesimo Bon l'alto palo è l'albero originario, l'asse cosmico, la colonna di collegamento tra terra e cielo che unisce paradiso, terra e mondo sotterraneo.Nello sciamanesimo, diffuso in tutte le aree della terra, l'Universo viene concepito come ripartito su tre piani - Cielo, Terra, Inferi - collegati tra loro da un asse centrale.
Questo asse centrale, il Pilastro del Mondo o Asse Cosmico, che è la via che lo sciamano percorre in stato estatico per muoversi attraverso i tre piani, viene rappresentato simbolicamente nelle diverse culture con una Montagna Sacra o con un Albero del Mondo.
- Per approfondire questa simbologia si consiglia la lettura di:
Mircea Eliade - Lo sciamanesimo - Ed. Mediterranee - cap. VIII "Sciamanismo e Cosmologia";
Mircea Eliade - Trattato di Storia delle Religioni - Ed. Boringhieri - Cap. VIII "La vegetazione. Simboli e riti di rinnovamento" -
È evidente che la simbologia della montagna sacra del Kailash e del Tarboche derivano dalla preesistente cultura sciamanica Bon.
- Per approfondire questa derivazione si consiglia la lettura di:
Charles Allen - Alla ricerca di Shangri-La - Ed. Newton & Compton 2000 -  

Il KAILASH collocato su di un piedistallo di roccia striata, con la sua cupola di neve che scintilla al sole, il Kailash con la sua forma perfetta fonde insieme gli estremi dell'ascetismo spirituale e della ricchezza e bellezza materiale. I tibetani spesso paragonano la sua vetta al tetto a pagoda della reggia di una divinità o al reliquiario di un santo.
Il Kailash, La Preziosa Montagna Innevata, si erge solitario nel punto più elevato della parte occidentale dell'altopiano del Tibet, nella zona dei laghi Manasarovar e Rakas Tal.
L'intera aerea è il luogo più sacro al mondo sia per gli induisti ed i buddisti, come per gli antichissimi culti sciamanici Bon.
Il lago Manasarovar "Il Lago concepito nella mente di Dio", chiamato dai tibetani Mapham Tso "Il Lago ineguagliato" o semplicemente Yu Tso "Il Lago turchese", ha una forma più o meno circolare. Ha un diametro di circa 20 chilometri e ci vogliono cinque giorni per compierne la circumambulazione. Si trova a quasi 4.500 metri di altitudine ed è uno dei bacini di acqua dolce più alti del mondo e le sue acque estremamente pure ospitano molte specie di pesci ed anche delfini di acqua dolce. In tarda primavera e all'inizio dell'autunno sostano sul lago un numero incredibile di oche, anitre e gru, nel loro viaggio migratorio fra l'India e la Siberia.
L'altro lago, il Rakas Tal "Il Lago Demone", è considerato dagli indù come un luogo denso di energie negative mentre per i buddisti, che lo chiamano Langak Tso "Lago delle cinque isole", è il compagno naturale del Mapham Tso. In questa zona sgorgano i quattro principali fiumi del subcontinente indiano: il Karnali, importante affluente del Gange, l'Indo, il Brahmaputra e il Sutlej. Le loro sorgenti si trovano tutte nel raggio di 100 km, da qui si diramano verso i rispettivi estuari che sono a più di 2000 km di distanza l'uno dall'altro.

"La Preziosa Montagna Innevata viene chiamata Kailash almeno dall'epoca in cui sono stati composti gli antichi purana indù, e per gli induisti è la dimora di Shiva che vi risiede insieme alla consorte Parvati. Shiva… è il Kailash stesso, quella cima così bianca, così generosa…
Shiva è un campo di energia, una forza cosmica che, di quando in quando, adombra una creatura o un luogo, lasciando puntualmente le sue tracce nella Storia."  
Dal libro di Anne e Daniel Givaudan - Wesak: il tempo della Riconciliazione - Ed. Amrita 1992 - pag. 11

I buddisti lo chiamano Kangri Rimpoche (titolo riservato ai lama di massimo rango) "La preziosa montagna innevata" ed è la dimora della divinità tantrica Chakrasamvara e della sua consorte Vajravarahi.
Gli jainisti lo adorano come Monte Ashtapada, il luogo dove il grande saggio e fondatore della religione Rishabanatha ricevette l'illuminazione.
I tibetani di fede Bon, lo chiamano Tise "Gioiello di neve glaciale" oppure Yungdrung Gutseg "La montagna dalle nove svastiche sovrapposte", sul quale Thonpa Shenrab, il fondatore della religione Bön, discese sulla Terra dal cielo.
Ci sono inoltre numerosi appellativi antichi, a testimonianza dell'importanza di questo monte nella storia delle popolazioni circostanti, come testimoniato in un testo Bon:
Gli dei la chiamano Dad-do Ri-rang / Alto monte degli Dei.
Nel Tajik viene chiamata Gyer-rbang Hri-do / Alto monte del Bon e Ge-kod Nan-lun.
Nello Shang-shung viene chiamata Ri-bo Gans-can.
In India è chiamata Ma-nam sarba / Montagna d'acqua di mare.
In Cina è chiamata Ta-la Ha-spu / Montagna di neve che non può essere sciolta dal sole.
In Nepal e nella regione Mon è chiamata Sarba Bhi-na / Montagna di neve.
In Kashmir è chiamata Sin-ha Ra-ya / Fiore d'acqua.
In Uddiyana (il moderno Swat) è chiamata Ka-sar Ma-na / Montagna frutto dell'acqua.
Nel Na-yab è chiamata Lan-kar Sag-pa / Montagna che sottomette i demoni.
Nel Gru-gu è chiamata Ma-sangs Nan-po / Palazzo dei demoni.
Nello Jang è chiamata Ka-la Yu-gsog / Grande montagna innevata.
Le Divinità Nan la chiamavano Gangs-gnan Ti-se e gli Spiriti d'Acqua la chiamavano Ba-gam Tag-rtse / Bianca dimora.
Dal libro di Charles Allen - Alla ricerca di Shangri-la - Ed. Newton & Compton Editori 2000 - pag. 56

Il KORA, la circumambulazione del KAILASH

I tibetani ritengono che il Kailash sia il centro di un mandala, o sacro cerchio, che rappresenta lo spazio divino di Demchog, dove possono recarsi per apprendere la potenza e la saggezza che li renderanno liberi dalla schiavitù della sofferenza.
Il pellegrinaggio alla montagna, significa quindi raggiungere il "Centro dell'Universo", il punto cosmico dove ogni cosa ha inizio e fine, la sorgente divina di tutto ciò che esiste e ha significato. I pellegrini, sia i laici che i lama, compiono lunghi viaggi di settimane o anche di mesi verso la montagna sacra per apprendere la rivelazione che mostrerà loro la via per trascendere le passioni e le illusioni di questo mondo.
Il Kora, il percorso circolare che viene compiuto in senso orario attorno alla montagna sacra, è la meta finale del pellegrinaggio, occorrono di solito tre giorni, con frequenti soste ai santuari e ai templi per pregare e compiere riti.
Alcuni pellegrini tibetani, per accrescere il merito religioso della loro impresa, impiegano molto più tempo, prostrandosi a terra lungo tutto il percorso attorno alla montagna, imperturbabili di fronte alle asperità del terreno. Il punto culminante del pellegrinaggio è il Dolma La, un valico situato sul versante nordorientale del monte Kailash ben oltre i cinquemila metri di altezza, adorno di bandiere di preghiera infilate tra rocce e massi.
Appena prima del valico i tibetani lasciano indietro qualcosa di sé: un capo di vestiario, una ciocca di capelli, un dente, come simbolo della propria morte e della rinascita ad una nuova vita più spirituale.
Nell'intraprendere la circumambulazione del Kailash, Lucia Sgreva, un'italiana che l'ha compiuta nel giugno del 2004, racconta:
"[…]la cima innevata del Kailash che si staglia imponente ed inviolata contro l'incredibile azzurro del cielo del Tibet …è una visione che mi commuove: dentro di me sorge spontaneo il bisogno di prostrarmi, anche se non sono buddista. Mentre appoggio la fronte a terra decido di dedicare il mio Kora ad un caro amico, un monaco tibetano fuggito giovanissimo dal suo Paese ed ora costretto a rientrarvi, correndo gravi pericoli, per poter dire addio al padre gravemente ammalato.
Un falco vola sopra le nostre teste e noi vogliamo vedere in ciò un benvenuto ed un segno di buon auspicio. […] Dal margine del terrazzamento che ospita il cimitero celeste scorgo, oltre la sottostante valle, abbarbicato tra le rocce, il Choku Gompa, uno dei cinque monasteri del Kailash, tutti distrutti nel corso dell'occupazione cinese. …Visitiamo l'interno del monastero e ci mettiamo in fila con gli altri pellegrini per ricevere la benedizione da uno dei monaci. Gli porgiamo una kata che viene avvolta intorno ad una conchiglia e poi appoggiata sulla nostra fronte. Anche se questa non è la nostra fede, nei luoghi dove la devozione è così forte e sincera, viene spontaneo ripetere con i tibetani i loro gesti così sentiti e così semplici.
Quando ci ritroviamo al campo per la cena riceviamo notizie preoccupanti: non avremo gli yak necessari per il kora, potremo forse contare su cinque sei portatori tibetani; inoltre sono previsti scioperi a Kathmandu e corriamo il rischio di perdere il volo di ritorno.
Si apre fra di noi una breve discussione: qualunque sia il motivo che ci ha portato quassù non torneremo indietro senza avere compiuto il pellegrinaggio intorno al Kailash. Domani si parte, al resto penseremo dopo. La luna piena splende sopra la Montagna Sacra, sopra il Tarboche e sopra le nostre tende."

Tratto dal sito www.spartrek.it
Una descrizione accurata della circumambulazione del Kailash, anche della durezza del percorso dovuto all'estremo freddo ed altitudine (si arriva oltre i 5500 metri), la dà Charles Allen nel suo libro Alla ricerca di Shangri-la - Ed. Newton & Compton Editori 2000.











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