Francesco d'Assisi, alias Giovanni Bernardone Morosini - SCIENZE ASTRATTE

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Francesco d'Assisi, alias Giovanni Bernardone Morosini

ASTROLOGIA > PROFILI ESOTERICI di Personaggi illustri

SAN FRANCESCO D'ASSISI
La leggendaria vita di Francesco d'Assisi, alias Giovanni Bernardone Morosini
di Andrea Fontana
5 Gennaio 2014


La prima immagine ufficialmente riconosciuta e datata che raffigura san Francesco risale al 1235, ossia 9 anni dopo la presunta morte del santo.
Si tratta di un dipinto a tempera ed oro realizzato su una tavola di legno da Bonaventura Berlinghieri, con la firma dell'anno posta ai piedi del santo: A.D. M.C.C.X.X.X.V, ed è un'opera oggi conservata nella chiesa di San Francesco a Pescia (Pistoia).


       
Dipinto di Bonaventura Berlinghieri del 1235 - cm.160 X 123,  Pescia (Pistoia)


La tavola venne riscoperta verso il 1880 da Michele Ridolfi, quando rimosse la tela seicentesca di Alessandro Bardelli con una Gloria di angeli che la incorniciava, ed in quell'occasione fu ritrovata la data e la firma di Berlinghieri, lungo il bordo inferiore, che classificarono l'opera come la più antica raffigurazione del santo di Assisi, dipinta nove anni dopo la sua morte, o meglio dopo la sua presunta "morte", poichè il Santo non sarebbe morto ad Assisi, ma a Venezia, come vedremo più avanti.
La tavola è di forma cuspidata, e rappresenta san Francesco in piedi in posizione centrale, vestito con un saio legato tramite una corda ed è incappucciato; il cordone mostra i tre nodi che ricordano i tre voti dei frati: obbedienza, castità e povertà. Nella mano sinistra regge probabilmente una Bibbia, mentre con la destra benedice e mostra le stimmate. Come tipico di altre tavole sui santi dell'epoca, ai lati della figura sono rappresentate alcune storie della sua vita.
All'altezza delle spalle, sono raffigurati due angeli racchiusi in due tondi, la cui funzione non è ancora del tutto chiarita. Ai lati della tavola, fra' Bonaventura eliminò la cornice orizzontale, tipica del pannello agiografico bizantino, e distribuì le scene in quadretti aperti, facendole scorrere in successione cronologica secondo una scansione binaria.

I primi affreschi eseguiti nella Basilica inferiore di san Francesco ad Assisi sono stati eseguiti intorno al 1255-1260 dall'anonimo pittore noto come "Maestro di San Francesco", a cui sono seguiti probabilmente gli affreschi di Giovanni Cimabue nel 1278 circa, ed affreschi di altri pittori, fra cui il famoso ciclo di Giotto da Bondone di 28 affreschi e dei relativi tituli delle scene delle "Storie di san Francesco" nella Basilica superiore di Assisi.

    
Basilica di San Francesco, Assisi - Francesco predica agli uccelli; "Maestro di San Francesco", circa 1255


  

         Assisi, Basilica inferiore di San Francesco con gli affreschi.                San Francesco del Cimabue

     

Basilica di Assisi, San Francesco nella Maestá, di Giovanni Cimabue (1240-1302) circa 1278


    
Basilica superiore di Assisi - "La rinuncia dei beni" e "La predicazione agli uccelli, di Giotto (1267-1337)



Basilica superiore di Assisi - "Il Presepio di San Francesco a Greccio", Giotto di Bondone, 1296-1304




La leggendaria vita di San Francesco d'Assisi


Recentemente è stato scoperto che in realtà Francesco di Bernardone non sarebbe morto ad Assisi nel 1226, all'età di soli 45 anni, ma a Venezia nel 1253, all'età di 72 anni. Per approfondire si può leggere questo articolo: http://connessionecosciente.wordpress.com/sul-cristianesimo/francesco-dassisi-alias-marino-morosini/



   
Marino Morosini (Francesco d'Assisi o Giovanni Bernardone) 1° Doge Cristiano della Repubblica di Venezia



Il nome “Francesco” è un soprannome che significa “francese” in quanto nacque a Parigi da madre francese. Allo stesso modo, “Assisi” è una corruzione dell'antica parola che si utilizzava per indicare la locazione di Ascesi; famose sono le parole del sommo poeta Dante Alighieri:

« [..] Però chi d'esso loco fa parole,
non dica Ascesi, ché direbbe corto,
ma Oriente, se proprio dir vuole.
»
(Divina Commedia, 1304-1321, Paradiso, canto XI, vv. 52-54)

Infatti il termine latino "oriente" è il participio presente di "oriri", e significa 'sorgere' con diversi significati:
1) parte del cielo dove sorge il Sole, sinonimo di Est o Levante;
2) per estensione è una zona, un luogo situato ad Est rispetto ad un altro preso come riferimento;
3) per antonomasia è l'insieme dei paesi asiatici, in contrapposizione a quelli europei;
4) zona dove opera una loggia massonica;
5) significato arcaico di "luogo di nascita".

Anticamente in Astrologia venne chiamato "horoscopus" il punto del cielo che sorge ad Est, dal greco "horoskòpos", che significa "osserva l'ora" (da "hora" = l'ora, e "skòpos", da "skopéin" = osservare, guardare) che è sinonimo di Ascendente, infatti nelle tecniche astrologiche, l'Ascendente è il grado del Segno zodiacale che si alza all'orizzonte in un determinato momento, e corrisponde esattamente al momento in cui sorge il Sole.

Pertanto il soprannome “Francesco d’Assisi” si tradurrebbe più correttamente come “Il francese asceso”.


La morte iniziatica e la grande Iniziazione


Le ricerche da me condotte mi hanno portato a concludere che la mistica “morte” di san Francesco nel 1226 non sarebbe stata una vera morte "fisica", bensì un elevato avvenimento spirituale, ossia una "morte iniziatica" e una grande Iniziazione, ma per diversi motivi, spiegati nell'articolo che ho citato, fu deciso di fare credere che Francesco fosse morto e fosse stato sepolto nell'Ottobre 1226.
Infatti fra' Tommaso da Celano fu incaricato dal papa Gregorio IX di scrivere una prima “Vita di san Francesco d'Assisi”, che risultò insoddisfacente per una parte dei francescani, e per questo la “Vita” ebbe una seconda edizione. Ma in seguito tutti quegli scritti furono condannati alla totale distruzione e sostituiti ufficialmente dalla “Legenda maior” scritta da Bonaventura di Bagnoregio su commissione dell'Ordine dei Frati Minori, che l'approvarono nel capitolo generale di Pisa nel 1263, ossia 10 anni dopo la vera morte a Venezia di san Francesco, il cui vero nome era Giovanni Bernardone Morosini, noto anche come Marino Morosini, primo Doge della Repubblica di Venezia e già fondatore dell'Ordine dei Frati Francescani.

Ho sempre ammirato la grande spiritualità di san Francesco d'Assisi, ma mi è anche sempre sembrato strano che un grande iniziato come san Francesco si fosse rovinato la salute mortificando il suo corpo come un qualsiasi fanatico mistico, e che per questo motivo fosse morto così giovane, ma i grandi iniziati sanno che il corpo è la dimora dello Spirito e quindi è uno strumento importante, per cui possono mantenerlo in perfetta salute in virtù della loro elevata spiritualità.



Serenissimo Principe Marino Morosini, Doge della Serenissima dal 1249 al 1253



L'invenzione delle stimmate


Nel 1983 Einaudi Editore ha pubblicato un libro della studiosa Chiara Frugoni dal titolo: "Francesco e l'invenzione delle stimmate", in cui l'autrice ha scritto una sorprendente interpretazione delle stimmate del Santo. Attraverso l'analisi di dipinti, leggende e biografie di san Francesco, Chiara Frugoni ha verificato che egli è stato il primo santo ad avere le stimmate, tuttavia egli non spese mai una parola su queste "ferite", che invece frate Elia, potente Vicario dell'Oriente, dichiarò di avere constatato sul suo cadavere, ma non si sa con certezza se si fosse trattato di un ritrovamento vero o di un'audace invenzione.
Di certo il Papa Gregorio IX non credette alle stimmate, e nella bolla di canonizzazione non ne fece parola, anche se più tardi mutò opinione; una versione ancora differente fu quella di frate Leone, l'amico più caro del santo. Incertezze e discordanze che si rispecchiano nelle tre biografie ufficiali, commissionate a Tommaso da Celano, sul quale influiscono le tensioni e i mutamenti dell'Ordine, diviso tra la fedeltà al Francesco delle origini e l'adattamento a una regola meno rigida che il travolgente successo del fondatore imponeva.
La figura di Francesco è stata in seguito oggetto di continue e sistematiche revisione volte a censurarne gli aspetti più rivoluzionari. Il suo percorso biografico appariva infatti come simbolo di molte di quelle istanze centrifughe, quanto non decisamente sospinte su posizione eretiche, contrastate dalla Chiesa, incapace di riassorbirle. D'altra parte, il credito e la popolarità raggiunte dal santo, tenaci anche dopo la sua morte, rendevano difficili e poco opportuni gli eventuali tentativi di gettare discredito alla sua figura. Di qui la necessità di organizzare una campagna capillare di informazione, affidata a biografie «controllate» appositamente commissionate e distribuite nei conventi con stupefacente efficacia e sistematicità. Infine, la pubblicazione della biografia ufficiale scritta da san Bonaventura, impose una nuova immagine di Francesco, facendo di lui la figura dolce e un po' stucchevole che oggi siamo abituati a conoscere. Di pari passo furono distrutte tutte le biografie precedenti, anche quelle non ufficiali, recuperate in parte e fortunosamente, a volte in un unico esemplare, solo nel secolo scorso.
Così, per secoli, Francesco è stato il Francesco di san Bonaventura. Ma sono sfuggite ai controlli le immagini dipinte, che pure avrebbero dovuto subire la stessa censura e quindi, attraverso di esse, è stato possibile recuperare una diversa interpretazione dell'episodio delle stimmate, che è l'avvenimento più famoso a conclusione della vita di Francesco.
Non meno controversa è l'interpretazione della predica agli uccelli, di cui Chiara Frugoni ha offerto nel suo libro una nuova e suggestiva lettura, incrociando quindi fonti scritte e iconografiche, è riuscita a fornire un diversa lettura della vita del santo.

La vera tomba del Santo


Si deve notare che l'ubicazione della presunta tomba ufficiale del santo ad Assisi è rimasta segreta per oltre 600 anni, perchè fu nascosta da frate Elia ed è stata scoperta solo nel 1818, ma nessuno è riuscito a comprendere perché frate Elia abbia occultato la tomba perfino a papa Gregorio IX, ed inoltre anche i successivi papi nei secoli seguenti hanno mantenuto il segreto fino al 1818.
Secondo i cronisti dell'epoca fu scelto di tenere nascosta la tomba per evitare le probabili profanazioni e conservare intatti i resti mortali del santo, ma soprattutto per preservare da un culto feticistico il corpo di San Francesco, che fu traslato il 25 maggio 1230 (quasi quattro anni dopo la presunta morte) in una strana cerimonia, in cui frate Elia, grazie ai poteri che gli erano stati conferiti con la carica di Vicario generale, quando l’imponente corteo giunse alle soglie della nuova Basilica ed appena la salma fu portata dentro, fece chiudere il portone alle sue spalle dagli armigeri del Comune, respingendo l’immensa folla ed anche i più alti prelati, i notabili e i nobili giunti appositamente da ogni parte d’Europa.

Resta da scoprire a chi appartiene lo scheletro riesumato nel 1818 nella presunta tomba del poverello d'Assisi, ma non è poi così importante saperlo e non si può escludere che fosse uno dei suoi frati, oppure un personaggio anonimo.

Tuttavia, adesso la vera tomba con i resti mortali del Santo risulta essere l'Arca di Marino Morosini conservata a Venezia nella chiesa dei SS. Giovanni e Paolo, dove è morto nella notte del 1 gennaio 1253 e fu sepolto nella Basilica di San Marco.


Arca di Marino Morosini, Venezia, Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo



ANALISI ASTROLOGICA ED ESOTERICA


Francesco di Bernardone, meglio noto come San Francesco d'Assisi, secondo le “Fonti Francescane” p. XVII, le “Edizioni Francescane” e la “Editio minor”, potrebbe essere nato fra l'estate e l'autunno del 1181.

L'ipotetica data del 26 Settembre 1181 è una data controversa e ritenuta valida per alcuni studiosi, mentre per altri la nascita sarebbe avvenuta quando il Sole era in Vergine, ipotesi avvalorata alla fine degli anni '80 dal carissimo amico Mario Zoli, ottimo astrologo classico e umanista, deceduto nel 1995, che condusse un lungo studio astrologico su san Francesco, condiviso da Claudio Cannistrà e pubblicato in un articolo del 1992 sulla rivista del C.I.D.A. “Linguaggio Astrale”, identificando come data più probabile della nascita di San Francesco il 25 Agosto 1181, quando il Sole era a 8° di Vergine (a causa della Precessione degli Equinozi) e la Luna in Pesci, quasi al plenilunio.

Le approfondite ricerche da me condotte, mi hanno portato alla seguente analisi esoterica su Francesco Bernardone:

Stadio Evolutivo e Raggi:
Maestro della Quinta Iniziazione
Monade: Secondo
Anima: II
Personalità: 6
Corpo Mentale: 1
Corpo Astrale: 6
Fisico: 1


Francesco Bernardone ha dimostrato nella sua vita di fondatore dell'Ordine Francescano il più elevato sviluppo spirituale della polarità dell'asse Vergine-Pesci; infatti era un Maestro di Saggezza, oggi noto come il Maestro Koot Humi, reggitore del Dipartimento del Secondo Raggio, di Amore-Saggezza, che in vite precedenti è stato anche il Faraone Thuthmosis III, Gautama Sakyamuni (che fu adombrato dal Buddha) e il sommo Maestro Pitagora.


         
Il Maestro Koot Humi, Alice Bailey e Roberto Assagioli



Infine si deve ricordare che i più noti discepoli Iniziati del Maestro Koot Humi sono stati Alice Bailey, Roberto Assagioli e Krishnamurti, di cui ho pubblicato approfondite analisi astrologiche negli scorsi anni.



San Francesco, dipinto da Nicholas Roerich



Un'ipotesi del tema di nascita di San Francesco


Riporto l'articolo, completo di immagini, che l'amico
Mario Zoli scrisse nel 1991 e mi fece leggere in anteprima, che fu successivamente pubblicato insieme a Claudio Cannistrà, autore dei grafici astrologici realizzati al computer, nel numero 89 di "LINGUAGGIO ASTRALE" del 1992, rivista trimestrale del C.I.D.A. - Centro Italiano di Astrologia.
Lo riporto integralmente senza condividere, ma nemmeno escludere, il tema di nascita ipotizzato da Mario con un'attenta analisi ricca di particolari, che mi risulta essere la più completa ipotesi astrologica scritta su San Francesco con diversi tipi di tecniche di Astrologia Classica e moderna.
Tuttavia è necessario notare che risulta errato il luogo di nascita, che non sarebbe Assisi, bensì Parigi, inoltre si deve considerare che è molto difficile, se non inutile, cercare di analizzare un tema di nascita di un 'Maestro di Saggezza' usando solo l'Astrologia Classica, poichè è possibile farlo completamente utilizzando soprattutto l'
Astrologia Monadica, che è stata rivelata in piccola parte dal Maestro Tibetano D.K. ed inoltre per utlizzarla è necessario prima avere praticato a lungo l'Astrologia dell'Anima.
Però vorrei fare notare che nella sua analisi particolareggiata, Mario ha centrato il nucleo di Francesco d'Assisi indicando l'importanza dei pianeti Giove e Nettuno, poichè il primo governa il Secondo Raggio e dunque la Monade e l'Anima di Francesco, mentre Nettuno governava la sua Personalità altamente integrata di Sesto Raggio, ossia il Raggio che è stato necessario sviluppare nell'Era di Pisces, oggi ormai tramontata, per mezzo del Misticismo.
Quando Mario Zoli condusse la ricerca astrologica su San Francesco non conosceva l'Astrologia Esoterica, ma era molto preparato nelle materie Classiche, compresa l'Astrologia, come si può ben notare leggendo i suoi dettagliati articoli.
Questo articolo è un tributo alla sua notevole bravura di scrittore e studioso classico ed eclettico.




SAN FRANCESCO DI ASSISI: IPOTESI SULLA NASCITA
di Mario Zoli
1992

Moltissimi e concordi indizi fanno ritenere che San Francesco, il «poverello d'Assisi», sia nato col Sole nel segno della Vergine. Anzi, la sua vita, le scelte, il tipo stesso di santità che egli espresse sono quasi una «summa» delle più belle virtù del segno. Intanto la semplicità, la pazienza, il rifiuto di qualsivoglia potere (anche in seno all'ordine nuovo che egli stesso fondò), la modestia, l'amore per i poveri, i lebbrosi e gli emarginati, per tutti i «piccoli» (egli stesso si chiamava «pusillus homo sine litteris» "piccolo uomo senza lettere", altrove, «parvulus et minimus servus» "figlio e piccolo servo" e, per designare i suoi frati, diceva «pusillus grex» "piccolo gregge"), per gli animali (specie per l'allodola, perché, diceva, il suo piumaggio è del color della terra); poi il sano realismo per cui lesse il Vangelo applicandolo alla lettera («sine glossa»), la non ripugnanza per i lavori più bassi (fu muratore e sguattero), la perfetta umiltà. Nel celebre «Cantico», quasi un suo testamento in versi, il primo appellativo che egli dà a Dio è infatti «altissimo» - fra i tanti possibili - il che presuppone che egli si sentisse «bassissimo»; ciò che è confermato dall'ultimo verso in cui raccomanda ai suoi frati l'obbligo di servire Dio «cum grande humilitate». Nel quadro rientrano anche l'appellativo che diede ai suoi compagni, «frati (fratelli) minori», le dure penitenze cui si sottopose, il pacato umorismo, il pudore degli affetti.
 Ma il suo tema di nascita deve comprendere anche dei valori Pesci. In questo senso depongono infatti il suo slancio mistico, la fratellanza che egli sentì per ogni creatura (compresi gli animali, le piante, il fuoco), la viva carità, la sua capacità di superare le barriere delle distinzioni sociali, politiche e anche religiose. La sua anima fu quella di un mistico capace di dissolvere in un solo abbraccio generoso tutte le fobie del suo tempo, come pure di percepire la fondamentale armonia di tutta la creazione veduta quasi con gli occhi di un novello Adamo; nello stesso senso indica la sua opposizione, o meglio, indifferenza nei confronti di ogni forma di potere, anche quello che avrebbe dovuto assumere in prima persona per difendere il suo stesso ordine e mantenerlo fedele alle sue origini. E soprattutto il tipo particolare della sua santità, legata all'asse Vergine-Pesci: nella sua massima umiliazione sta la massima grandezza, nell'estrema mortificazione la gloria; nel suo silenzio la voce dei secoli ammirati.
 Poiché nell'anno della sua nascita - 1181 - e nel periodo in cui il Sole passava in Vergine, nessun pianeta fortemente personale transitava nel segno opposto, in Pesci non poteva o doveva essere che la Luna, figura dell'anima, parte femminile della psiche. In questo modo si determina una grande tensione dialettica nell'asse Vergine-Pesci, che ben fa comprendere la componente fondamentale della sua spiritualità, fondata tanto sulla mortificazione quanto sull'esperienza mistica, a non dire poi che egli giunse alla percezione dell'universale armonia attraverso la frantumazione dell'io, orgoglioso e limitato, e la sofferenza del corpo, costante e pervicace testimone del perdurare dell'«io» stesso. E chi legge, poi, la Luna come immagine materna riconoscerà che la posizione del pianeta in questo segno ben si adatta all'immagine di sua madre, qual'é descritta dalle fonti e dalla tradizione. Una donna fantasiosa e svagata, protettiva e buona senza possessività, di nobile origine francese e quasi certamente tramite dell'educazione letteraria di Francesco, che ebbe familiari i romanzi e le liriche cortesi: il che rientra benissimo nel quadro della Luna-Pesci.
 Per rendere più evidente questo conflitto, optiamo per l'opposizione Luna-Sole, e non per la semplice loro presenza in segni opposti. I modelli genitoriali furono infatti oppositivi: a un padre commerciante, custode geloso del suo, di vedute ristrette, si opponeva una madre venuta di lontano, molto sensibile e per nulla legata a possessi di sorta, più incline del marito alle cose dello spirito. Un'altra testimonianza conferma la probabile opposizione dei luminari e si tratta della malattia oculare di cui il Santo patì negli ultimi anni di vita, fino alla cecità quasi completa. Ora, la tradizione, tra le «regole» di tale malattia cita anche l'opposizione Sole-Luna.
Quanto all'Ascendente, anni addietro tanto il Sementovskji-Kurilo quanto il Runge optarono per il segno dei Gemelli, un'ipotesi che ha il pregio di esaltare la mercurianità del soggetto (molto versatile, inquieto, amante dei viaggi) e di corrispondere perfettamente alla descrizione che il suo primo biografo, Tommaso da Celano, dà del suo aspetto («Vita prima», 83): «Di statura piuttosto piccola... fronte piana e piccola, occhi neri... orecchie dritte e piccole... mani scarne, dita lunghe... gambe snelle... piedi piccoli... sguardo buono» (1).
Nota 1=  La descrizione, redatta poco dopo la morte del santo, tra il 1228 e il 1229, assai attendibile, è la sola che ci dica qualcosa del suo aspetto fisico. Tutte le altre fonti tacciono al riguardo.

        
San Francesco dipinto da Giotto - Assisi, Basilica superiore di San Francesco


Questo Ascendente dà poi ragione del «giullare» che Francesco fu nell'annunciare la parola di Dio, con gioia; del suo amore per la danza, le lettere, la musica e il teatro. Giullari erano allora una sorta di saltimbanchi-poeti che rendevano liete feste e mercati divulgando le canzoni di gesta, portando notizie di paesi lontani, unendo verità di cronaca con spiritose invenzioni personali, e stupendo il pubblico a cui dovevano strappare risate, applausi, e... denaro.
 Francesco trasferì al campo religioso questa figura irregolare adattandola a sè. Non sacerdote (se ne ritenne sempre indegno, tanto profonda era la sua umiltà; ancora l'asse Vergine-Pesci), ma nunzio itinerante all'insegna della letizia e dell'improvvisazione, più disposto a insistere sulla primigenia innocenza dell'uomo - da recuperarsi anche attraverso il «ludus» - che non sul peccato originale.
 Questa ipotesi porta poi presso il Medium Coeli, in Acquario, Nettuno che diventa così il pianeta dominante del tema esprimendo, come più non si potrebbe, del santo, il misticismo, la sensibilità, l'amore per ogni forma di vita, la facilità al perdono.
 Che l'anno di nascita sia il 1181, è cosa ora certa (cfr. «Fonti Francescane, II, Movimento francescano, Assisi, 1977, pag. 2471), come anche la stagione: fine estate o autunno. L'ipotesi di una nascita col Sole in Vergine (affacciata sulle pagine di «Zodiaco», numero 0 dell'autunno 1978) è così confermata. Poiché fino a poco tempo fa si sosteneva anche l'ipotesi 1182, per scrupolo di indagine, si è presa in considerazione anche la possibilità di una nascita avvenuta nel corso di questo ultimo anno, sempre però con il Sole in Vergine opposto alla Luna in Pesci, per le ragioni dette sopra.
 Tra il 1181 e il 1182 le combinazioni che soddisfano questa richiesta sono tre:
I) 25 agosto 1181. Qui l'opposizione è sui 9° Vergine - 5° Pesci (vedi fig. 1).
2) 15 agosto 1182. La Luna è a 1 ° di Pesci, ma il Sole non è ancora in Vergine (29° di Leone). L'opposizione si riscontra, ma non sono coinvolti in essa i due segni richiesti (vedi fig. 2).
3) 13 settembre 1182. Luna a 23° Pesci -Sole a 27° Vergine (vedi fig. 3).
 L'ipotesi dell'Ascendente Gemelli, da noi accolta, comporta la presenza del Sole in quinta Casa, quella della creatività, e della Luna in undicesima, che può leggersi come uno speciale feeling tra il soggetto e la figura materna, oltre che come presagio di vasta popolarità.
 Caduta l'ipotesi «2», nell'ipotesi «3», per un Ascendente Gemelli (nascita verso la tarda sera) la Luna è sui 23° Pesci. Ma non persuade assolutamente la presenza di Giove presso l'Ascendente, ciò che non corrisponde nè alla struttura fisica di Francesco, nè alla sua personalità, nè al suo carattere che non fu affatto «gioviano». Nè persuade il relativo «silenzio» degli assi, visto lo spessore del personaggio.
 L'ipotesi «1», invece, è persuasiva sotto ogni punto di vista. Intanto, per la forte tensione sugli assi verticali: quel Saturno in Leone, dissonantissimo, si collega molto bene alla figura inibitoria e autoritaria del padre mercante, Pietro di Bernardone, e la sua opposizione abbastanza stretta a Nettuno dominante (particolare mancante nell'ipotesi «3», che pure mantiene Saturno in quarta) esprime come meglio non si potrebbe che il misticismo sereno e pacificatore di Francesco sorse per effetto del contrasto con ogni forma di potere paterno.
 Persuade molto la codorninante mercuriana (il pianeta è in aspetto con Luna, Sole, Ascendente, sta in domicilio e governa pure l'Ascendente), che Francesco visse come «giullare», poeta, musico, all'insegna di un sempre giovane e divertito eclettismo. Persuade anche la forza enorme di Nettuno (che richiama i Pesci e la XII), come vocazione al ritiro e alla vita appartata (in questa direzione volge anche Saturno molto forte, come la ritrosia della Vergine).
 Può sulle prime lasciare perplessi Venere in Leone-IV. Ma si tratta di un pianeta del tutto isolato. Deve poi essere ricordato che nella giovinezza i sogni amorosi di Francesco furono tutti volti al desiderio di sposare una gran dama, forse una principessa o una regina; che egli amò organizzare feste lussuose e spendere grandi somme per questo; infine una Venere di Leone in IV fa pensare a una casa paterna ricca e molto accogliente, e così fu.
 Tutti i pianeti sono collegati alla Luna in questo caso, e ciò testimonia la ricchezza della sua «anima» di poeta e di nomade e l'importanza dell'immagine materna. Il grande trigono in segni di Terra (Giove-Urano in Toro collegati a Mercurio-Sole in Vergine e a Marte in Capricorno) converge tutto sulla Luna, che diventa la punta di una figura di «aquilone».
 Nell'ipotesi «3» la Luna, pur essendo importante non ha una rilevanza paragonabile a questa.
 Un'ulteriore conferma della validità della nostra ipotesi si riceve dalla tradizione secondo la quale i primi gradi dell'asse Vergine-Pesci sono collegati alla bassa statura; e così fu quella di lui, come testimoniano i primi biografi. La pietra rozza che si mostra oggi a Rivotorto e sulla quale si dice che egli dormisse come su un materasso è di dimensioni assai ridotte. Lo stesso rivelano le misure della sua tonaca grezza.
 In conclusione seguendo le regole dettate da Barbault, avremmo una chiara dominante nettuniana, con sottodominante Saturno-Mercurio-Luna su sfondo Vergine/Pesci. Saturno è nettamente angolare, mentre l'opposizione Mercurio-Luna si scarica direttamente sull'asse Asc./Disc.


IPOTESI 1



IPOTESI 2 E 3




L'opposizione Saturno/Nettuno e i pianeti lenti: Francesco è l'interprete del suo tempo

 Nettuno e Saturno, opposti e in controparallelo preciso (- 19° 32'; + 19° 23') giacciono sull'asse verticale; poiché si tratta di pianeti molto lenti collocati su una fascia oroscopica molto personale, la combinazione deve leggersi come quella di un soggetto nel quale si esprimono intere le contraddizioni e le aspirazioni dell'epoca nella quale egli vive. In questo caso, il conflitto tra aspirazioni di tipo spirituale e mistico e ambizioni di potere legate al peso della materia; da una parte una tensione all'abbraccio universale che tutti affratella, e dall'altra, all'opposto, un richiamo alla vanità dell'«io» che impedisce ogni elevazione interiore, con miraggi di tenace difesa del prestigio personale. La scelta di Francesco fu chiara, simbolizzata dalla sua rinuncia al padre, ai suoi beni, ai suoi abiti; la ricchezza, l'autorità, il potere lo impacciavano al punto che solo denudandosi e diventando un «nessuno», un reietto senza famiglia, casa, patria poteva liberarsi (Saturno in IV, vissuto prima come peso accolto e subito, poi come peso gettato via).
 La minaccia del potere, pronta sempre ad assumere nuove maschere, fu costante nella sua vita; infatti questa opposizione si scarica sulla coppia Urano-Giove pure in un segno fisso (e la croce dei fissi, come si sa, è quella del potere della materia). E' il momento in cui la civiltà mercantile celebra il proprio trionfo; Francesco che ne è figlio, ne è anche l'accusatore, vivendo in prima persona le contraddizioni di una cultura che non vuole servire l'uomo, ma farlo invece servire a sè. Che la punta di questa croce, nell'oroscopo, cada in dodicesima, mentre il dominante Nettuno stia tra nona e decima, indica che il conflitto generazionale, durissimo anche perché vissuto come una «radice» e una pesante eredità personale, si scarica su un orizzonte di ampia spiritualità. In questa ottica il temibile Saturno può essere veduto come la falce che Francesco maturo (la sua non fu affatto una vocazione precoce, nè fulminea, ma molto difficile e faticata) impugnò per tagliare i nodi che lo avviluppavano alla sua famiglia e alla logica della generale, «normale» educazione.
 L'importanza della croce fissa formata da pianeti lenti è confermata anche dal fatto che, al momento drammaticissimo della comparsa delle stimmate (settembre 1224), Nettuno potenziò tutti i punti della croce, trovandosi retrogrado a 11° Toro.


Sulle tracce deI tema: le linee Fondamentali della personalità e il novilunio prenatale (12 agosto 1181, GMT 4h. 59m.)

 L'Ascendente è a 3° Vergine, quadrato al futuro Ascendente e nello stesso segno solare della nascita (vedi fig. 4). La coppia Sole/Luna si è appena levata (il Sole è dominante del tema), trigona a un altro valore di Fuoco, Marte in Sagittario. Il novilunio è regale, ma si colloca in dodicesima: la regalità è come in esilio, senza luce, senza gli attributi esteriori dell'onore. La casa è nettuniana, e Nettuno sarà il pianeta dominante del futuro oroscopo.
 Nettuno ora è in sesta (casa corrispondente alla Vergine, dove sarà il Sole alla nascita), precisamente sulla cuspide, da dove si oppone non solo a Saturno, come ci si poteva aspettare, trattandosi di pianeti lenti che nell'arco di un mese o poco meno percorrono uno spazio ridotto, ma anche a Venere. Nettuno e Venere sono collegati al segno dei Pesci e alla Casa dodicesima (malati, emarginati, sofferenti in genere, i poveri che Francesco avrebbe amato fino a identificarsi con loro).
 Abbiamo già visto quale importanza avessero nel tema natale Nettuno, la XII, i Pesci, e dall'altra parte la coppia Vergine-Mercurio. Qui è bene richiamare la lunga prigionia e la più lunga malattia che Francesco visse nella sua giovinezza, poco dopo i 20 anni, in seguito alla guerra di Perugia, e che probabilmente orientò tutte le sue scelte future. Cosi egli visse la XII, nel modo più letterale: prigionia, ospedale, ritiro. Altri giovani languivano con lui, molti dei quali, perché non ricchi, vennero uccisi o lasciati morire; ma lui fu liberato grazie al riscatto paterno.
 Certamente in quei mesi egli meditò sulla guerra come frutto del denaro, e sul potere che il denaro esercita dividendo gli uomini d'una stessa età tra vivi e morti. Da qui un sentimento ambiguo nei confronti del padre; gli doveva la vita, l'educazione, la ricchezza; e gli doveva ora, anche la liberazione. Ma quello stesso padre, mercante avido, possessivo, geloso del suo, era anche un testimone e un difensore di una cultura materialista con cui Francesco, dopo l'esperienza del carcere e della morte vicina, non poteva più scendere a patti.
 Non sorprende quindi che la forza della dodicesima, così evidente nel tema natale, sia rimarcata anche nel tema del novilunio. Ma mentre nel primo tema il Giove-Toro in dodicesima fa pensare al molto denaro e alle molte proprietà che costituiscono un ostacolo per la vita spirituale, nel secondo tema la dominante Sole-Leone di XII° indica che la sua elevazione - così come la sua gloria - passano attraverso una lunga prova, accolta o imposta; e indica pure che (trattandosi di una indicazione di un progetto di vita ancora «in nuce») attraverso l'accoglimento della chiamata pescina alla «pietas» universale si raggiunge anche la gloria personale che splende pur nell'ambito d'una misera cella (XII a) e che il prestigio dell'«io» deve dissolversi nel vasto mare della sofferenza universale.
 Il Mercurio in prima nel suo segno è annuncio di uno spirito giovane, attento, analitico; questo carattere si sposa benissimo con il forte Mercurio della nascita, il quale accoglierà anche tonalità gemelline, di festa, scherzo, sorriso, improvvisazione, umorismo.
 I due temi dunque parlano entrambi di Mercurio, su piani diversi (d'altra parte il pianeta sarà protagonista anche dell'ultima Luna Nuova prima della morte, filo conduttore della vita del Santo).
 Potremmo dire che Francesco ha tradotto gli impulsi analitici del primo Mercurio in una capacità e una tendenza ripetuta ad usare gli oggetti (come il Mercurio del mito) (2) gli abiti, le piccole cose del quotidiano come veicoli di una rappresentazione personalissima e simbolica. Ad esempio, nell'incontro col lebbroso - il reietto per eccellenza - egli non si limita all'elemosina, ma gli dà il mantello, l'abbraccio e il bacio di pace, con una totale immedesimazione (Mercurio-attore richiede un io molto debole!), come avverrà poi più avanti, dove Francesco non si limiterà a soccorrere i poveri, ma sarà, nella sua carne e nel suo aspetto, «il» povero (asse Vergine/Pesci). L'abito lussuoso verrà lasciato per uno miserabile, l'uomo ricco sarà poverissimo, la casa prestigiosa verrà lasciata per un tugurio e una vita errabonda. Qui abbiamo insieme le tracce pescine (abito come seconda pelle) e il gioco delle continue trasformazioni a rovescio di tipo mercuriano, come anche la capacità di fare e di «essere» l'altro.
Nota 2 = Secondo il mito classico, già bambinello, Mercurio si dilettò di scherzi e di piccoli furti ai danni degli dei maggiori, riuscendo però sempre in un modo o nell'altro, a sfuggire alla punizione e a convertire la rabbia dei danneggiati in un sorriso. Ad esempio, avendo offeso il dio Apollo col furto di alcuni capi di bestiame, egli trasse dal guscio di una tartaruga uno strumento musicale nuovissimo, ben conoscendo l'amore di Apollo per la musica, ed evitando così l'ira del dio. Ora, a parte la sua mentalità di bricconcello astuto, mette conto qui il segnalare che Mercurio non soltanto tratta la materia (in questo senso sarebbe un artigiano-Vergine), ma la trasforma fino a farle esprimere esiti inconcepibili e lontani da quella che pareva la sua destinazione originaria. In questo è più che artigiano: è artista, perché crea cose prima inesistenti, traendole per di più da una materia inadatta. Qui non c'è solo la manualità abile della Vergine, ma l'invenzione mentale pura che preesiste all'oggetto, e cioè una segnatura gemellina, che rivendica il primato della sola idea, un valore di aria. Il Mercurio Vergine è tecnico, l'altro inventivo che sovverte continuamente le regole, la materia, gli usi in un divertito e continuo gioco dei «doppi».


Fig. 4 –Il novilunio prenatale


 Il tema del novilunio mostra un forte Leone; quello di nascita una forte quinta, casa leonina, ove sta col Sole anche il governatore dell'Ascendente in Gemelli, il Mercurio-Peter Pan. Sono valenze che inclinano al teatro, alla rappresentazione. Nella giovinezza Francesco andò famoso come «regista» delle feste della città, e dobbiamo supporre che eccellesse in rappresentazioni impreviste; la prova indiretta è data dal fatto che la sua conversione ai primi tempi fu creduta una sorta di particolare rappresentazione, forse un capolavoro di inventiva e beffa, dato che aveva come pubblico tutta la città e per primi attori il padre, il vescovo, il console. Era invece una nuova forma di vita, come poi fu, la sua, una nuova forma di santità. Questo spirito particolare volto allo spettacolo, e sia pure in modi innocenti, non lo lasciò mai; si deve qui citare la danza, in abiti miserabili, dinanzi allo stupito Innocenzo III, la rappresentazione del Presepio a Greccio (1223), inventata da lui, il formidabile impulso dato al teatro sacro dall'ordine francescano (le «laudi» nascono in Umbria nel secondo Duecento). Sono, queste, tracce della segnatura di quinta, Leone, Gemelli-Mercurio.
 Mentre al «doppio» in lui permanente e a suo modo ironico, vanno rapportate le parole che disse morente circa la necessità di non trattar troppo male il «fratello corpo». Col che egli usciva fuori anche dal masochismo tipico del suo segno solare, a cui era stato legato per molti anni. Il corpo l'aveva ben servito, disse (asse Vergine-Pesci, legato al servire, l'uno per dovere anche ansioso, l'altro per misericordia) e non era più giusto continuare a umiliarlo. E di «servire» parla anche l'ultimo verso del celebre «Cantico», dettato, secondo la tradizione poco prima della morte:


«Laudate e benedicite lo mi' Segnore
e rengraziate e serviteli cum grande humilitate».



Saturno in quarta Casa in Leone: il conflitto col padre e la spoliazione totale

 Il segno del Leone, che nel tema di novilunio anteriore alla nascita, accoglieva i due luminari, giace, nel tema di nascita, all'Imum Coeli. Nascita dunque, se non nobile, comunque in posizione di prestigio. Ma l'Imocielo è congiunto esattamente a un fortissimo Saturno, ricco di aspetti e collocato in un segno non compatibile con la sua natura. Poiché l'Imum Coeli ha relazione con la nascita, le primissime esperienze di vita, la prima educazione, e questa zona è occupata dal terribile «senex»; poiché la IV Casa è sempre collegata a valori lunari (qui la Luna è opposta al Sole, che governa la quarta, stando in una Casa «sua», come la quinta) si deve dedurre che l'infanzia di Francesco fu segnata da questa ombra paterno-senile, fonte di divieto, censura, rimprovero e non di certezze o di amore.
 Il padre era un ricco commerciante di stoffe, grossolano, avido, ma non avaro dato che per il figlio, di cui era fiero, amava spendere generosamente per compiacere il suo desiderio di organizzare feste e di brillare in mezzo alla migliore gioventù della città. Questo contrasto è ben espresso da un Saturno (ritrazione, severità, rigore) in Leone (splendore, fasto, ostentazione), mentre il Sole-Vergine dice l'oculatezza e la prudenza nell'amministrazione del patrimonio. Sole che, non a caso, troviamo insieme a Mercurio in V Casa, che per il sistema di Picard delle case derivate, rappresenta, come II° della IV°, le sostanze del padre.
 Francesco «sentì» Pietro Bernardone come un uomo piccolo e meschino che grazie alle sue ricchezze, cercava di salire nella scala sociale. Non c'è dubbio che Bernardone amasse il figlio, ma d'un amore possessivo, geloso, negatore di libertà; un amore che Francesco dovette avvertire come una trappola pesante della quale poteva restar prigioniero, poiché al padre doveva tutto: vita, ricchezza, posizione, e dopo la prigionia a Perugia, anche la liberazione. Il contrasto col padre fu lungo e oscillante, per la confusione in cui Francesco giaceva ed anche per i sensi di colpa che la prospettiva di un conflitto con lui, quasi un atto di fellonia, gli agitava in cuore. Il padre era anche un'immagine del re, e una immagine di Dio. Nella sua ribellione, in nome di una nuova libertà, erano compresi anche conati di ribellione all'ordine umano e divino quali la società presente designava, per addivenire a una spiritualità superiore e più autentica.
Al ritorno dalla prigionia di Perugia, Francesco si ammala gravemente; si teme anche per la sua vita. Guarito della malattia, egli è un «altro» uomo. Durante un'assenza del padre, distribuisce ai poveri abiti preziosi, fa ricche elemosine, come se la malattia e la vicinanza della morte gli avessero fatto percepire la sostanziale identità di tutti gli uomini. Ciò provoca la furibonda ira di Bernardone, che lo batte e lo imprigiona, costringendolo a digiunare. Episodi di questo tipo dovettero essere numerosi, se alla fine il padre, forse «tradito» anche dalla moglie che di nascosto nutriva il figlio e lo consolava, più vicina al giovane che allo sposo (ritorna qui la figura di una madre amorevole e soccorritrice, Luna-Pesci), lo trascinò in piazza, pur nel cuore dell'inverno, dinanzi alle massime autorità civili e religiose e a tutta la città, per esporre le sue lagnanze e ricevere il loro appoggio. La disobbedienza di Francesco a lui, infatti, non era soltanto una questione privata, ma per i simboli che agitava (la dispersione del patrimonio,la disobbedienza, la frustrazione delle attese e pretese paterne), un fatto pubblico. Padre era Bernardone, ma padri erano anche i consoli, della città; e lo era il vescovo Guido, della comunità cristiana.
 Bernardone agì certo d'impulso, ma con la inconfessata speranza di riprendersi il figlio non appena, dissuaso da tutti gli assisani, questi fosse rientrato in sè. Ma la risposta di Francesco lasciò tutti esterrefatti; con la rinuncia all'eredità, lo spogliarsi delle vesti (il padre era commerciante di stoffe, sicché il gesto valeva anche come offesa del suo lavoro!), il ripudio netto e duro del padre («Tu non sei mio padre!»), egli rifiutò tutta la sua vita precedente, con un taglio risoluto e irreparabile, per la stessa pubblicità che Bernardone, aveva, per scopi molto diversi, dato all'evento. Come non vedere in questo il simbolo - rovesciato - di Saturno - in IV - leso? Fino a quel punto Francesco aveva subito il peso di un Saturno castratorio; con quel gesto, in certo qual modo egli strappò la falce e «tagliò» per sua scelta.
 La crisi dovette essere tremenda, non solo per la città, ma anche per Francesco. Ne fanno fede la lunga esitazione che la precedette; il suo vagare poi per circa due anni in abito di mendico per le campagne e le vie della città, zimbello dei monelli (non aveva ancora ricevuto la chiamata celeste!); il suo disorientamento che lo condusse a essere ora muratore, ora sguattero; e, più tardi, la difficoltà che Francesco ebbe a rapportarsi con serenità nei confronti di tutte le figure maschili d'autorità (3). Nel quadro rientrano anche il suo ripudio assoluto di regole canoniche, la violenza con cui condannò anche la più modesta forma di proprietà (ritorna qui l'eco di Saturno in IV°, vissuto su un piano superiore), e anche il tipo di Dio-padre che egli si figurò poi: amoroso e tenero, e non più inibitorio e punitivo.
Nota 3 = Anche nei confronti del cardinale Ugolino dei conti di Segni (1143-1241), che pur lo protesse, e che in seguito divenne papa col nome di Gregorio IX. Lo stesso che lo canonizzò, due soli anni dopo la morte nel 1228.



La spoliazione totale

 Se la chiamata di Dio, giunse solo due anni più tardi, è necessario ammettere che l'opposizione di Francesco al padre non fu prodotta dal maggiore amore di Dio. Ebbe, a motivarla, solo una forza violenta e distruttiva, esaurita la quale non ci sarebbero stati per lui che il nomadismo, il disorientamento, il deserto; l'essere un nessuno, un senza-patria, senza luogo. Solo più tardi ciò gli parve come un disegno provvidenziale; avendo rinunciato a tutto, Dio gli avrebbe reso tutto; lontano da un padre terreno, sarebbe stato accolto da quello celeste. Ma un certo spirito nomade, inquieto, incapace di stasi e fissità, gli restò sempre: lo dimostra la sua repulsione della regola che difatti non venne approvata, se non solo tre anni prima della sua morte, sicché si può dire che per quasi tutta la vita egli rimase «uno» fuori dai canoni anche religiosi (qui entrano in gioco i segni mobili del tema e Nettuno dominante).
 La ricchezza rappresenta non solo un impaccio, ma anche una ragione di stabilità. Il ricco difende ciò che ha, non vuole mutamenti, è avido di ricchezze maggiori, e invidioso di chi sta più in alto. Francesco combatte non solo la ricchezza, costantemente, ma anche la proprietà, e non solo quella individuale, ma anche la collettiva. Ai frati egli proibisce la proprietà di qualsivoglia oggetto, anche di un minuscolo libro di preghiere; e nell'ordine nuovo da lui fondato, fa divieto di ereditare collegialmente qualsivoglia bene. Qui agisce il simbolo - ancora - di Saturno, rigorosissimo e vissuto come estrema spoliazione della «casa», come si chiamava l'ordine nuovo!
 La sua storia spirituale personale veniva così traslata alla storia spirituale dell'ordine, e il suo simbolo personale diventava il sigillo della sua opera (Sole in quinta: i «figli», i seguaci, i discepoli). Francesco non solo ha vissuto il suo difficile tema, ma lo ha ribaltato e ne ha ampliato i simboli al massimo grado sino a farne delle vere colonne per la sua epoca e per la nostra.


 
Il Miracolo dell'assetato (1290-1304) - Giotto di Bondone, Assisi, Basilica Superiore di San Francesco



La carta di nona armonica

 Secondo la tradizione indiana, che le ricerche di Addey hanno confermato, questa carta indica la più alta evoluzione spirituale concessa a ciascun uomo. Si accenna qui soltanto alla sacralità del «numero nove», testimoniata ad esempio dalla struttura della «Divina Commedia», e poggiante sul fatto che il 9 risulta da 3 moltiplicato per se stesso: la assoluta perfezione divina.
È naturale per noi, trattando di un mistico di tale levatura, ricorrere a questa carta armonica (vedi fig. 5).


Fig. 5 - La nona Armonica


 Il suo misticismo è confermato dalla dominante nettuniana. Se il Nettuno della carta natale compariva al Medium Coeli, qui esso si presenta strettamente congiunto all'Ascendente. Ed è anche più forte, perché qui governa il Sole in Pesci; la polarità natale Vergine-Pesci è confermata dalla presenza di Mercurio in Pesci e da quella di Venere nel segno della Vergine, esattamente opposta (19° 59') al Sole (lo scarto è meno di un minuto primo!).
 Ugualmente enfatizzata da questa carta è la polarità mobile a noi già nota: il Medium Coeli cade infatti in Sagittario, a 14° 38', con riferimento all'opera di predicazione, evangelizzazione, e ai numerosissimi viaggi.
 Ma la carta di nona armonica conferma anche le tremende lotte che il Santo dovette affrontare per esprimere la sua spiritualità mistica: i segni fissi sono potentemente occupati, ai loro primi gradi, ed essi insistono, con precisione, sull'asse natale Medium Coeli/lmum Coeli, e in particolare sul difficile Saturno - Leone di IV. La coppia esplosiva Marte-Urano in Acquario si pone, dissonante, sul Medium Coeli natale e quadra esattamente l'Ascendente di armonica e quindi anche Nettuno. Dunque, tensioni, battaglie, ribellioni, insofferenze e anche il timore, in Francesco, che un eccessivo spazio concesso alla sua, pur doverosa, polemica potesse ostacolare l'effondersi illimitato e pacifico del suo misticismo.
 Nel tema natale Francesco portava anche una certa distruttività o autodistruttività, vista l'introversione inibitoria virginiana e il Marte opposto a Plutone sull'asse II°-VIII°. In particolare il Marte natale è fortissimo, per segno, per casa e per aspetti molteplici: egli fu dunque, anche, un grande, tenace lottatore, capace di enormi sacrifici e di una formidabile fedeltà ai propri principi (4). Se ricordiamo l'importanza del segno della Vergine, la forza di Saturno all'Imum Coeli, e il suo governo su questo Marte, verrà logico concludere che Francesco fu capace di abnegazione, sacrificio,sopportazione eroica della sofferenza fisica.
Nota 4 = Dante nell'Xl canto del «Paradiso», fa di Francesco, infatti, una sorta di particolare combattente.

 Nell'armonica nona questi contatti ritornano, ma traslati a segni prevalentemente di Fuoco (Ariete-Leone, mentre il terzo segno della triplicità, il Sagittario, occupa il Medium Coeli); l'opposizione Marte-Plutone si ripresenta, ma stavolta Marte insiste sia sul nuovo Ascendente, di quadrato, sia su quello natale, con un trigono. La lotta è confermata, ma qui l'accento batte più sugli ideali, sulla passione spirituale che non sul prezzo da pagare per raggiungere la perfezione.
 
Si tratta qui dell'armonica Nona. E si resta davvero meravigliati notando che il nono segno è al Medium Coeli, che i contrasti sembrano potersi risolvere per merito dei due pianeti governatori del nono segno, Giove e Nettuno, che sono particolarmente enfatizzati. I valori del numero 9 sono così esaltati al massimo grado. E' anche possibile qui ricordare che il Sagittario è il segno - dopo la morte e rinascita scorpionica - dell'uomo risorto, dell'uomo più che uomo, che per la trasformazione compiuta unisce in sè tutta la vita del creato e per questo può trasmettere ad altri, al di là dello spazio e del tempo, i frutti del proprio sapere.




San Francesco riceve le stimmate, Giotto, 1325 - Assisi - basilica di Santa Croce a Firenze



L'Acme dell'esperienza mistica: Le Stimmate

 Nel settembre del 1224, sul monte della Verna, in digiuno, solitudine e penitenza, Francesco meditò il Cristo crocifisso, avvicinandosi la festività della Esaltazione della Croce (14 settembre).
 Quali tempeste si agitassero allora nel suo animo, può essere noto se si richiama alla mente la tormentata vicenda del suo ordine. Egli l'aveva fondato e diretto, ma ora non poteva impedire che esso prendesse una via molto diversa da quella sognata; né poteva farsi illusioni sulla «protezione» della Curia romana che aveva, sì, finalmente approvato la nuova Regola (l'anno prima), ma certamente avrebbe concesso molte deroghe all'obbligo della povertà: il suo ideale di Vangelo applicato e vissuto alla lettera - «sine glossa» - si sarebbe dissolto irreparabilmente sotto l'urgenza di esigenze che poteva ben comprendere, ma non condividere. La prova dolorosissima che il destino gli aveva offerto (se avesse insistito sulla povertà, ciò avrebbe significato l'urto con Roma e il tener il suo ordine amatissimo fuori della protezione papale, con inevitabili rischi di disordine, sbandamento, disunione; se invece avesse concesso deroghe, avrebbe salvato l'unità, dato prova di umiltà, ma avrebbe dovuto temere d'aver tradito la propria vocazione, alla quale aveva consacrato la vita intera) doveva averlo lasciato stremato, se non interiormente distrutto. Doveva sentirsi solo, disorientato.
 Astrologicamente negli anni precedenti i transiti dei pianeti lenti erano stati molto significativi: Plutone (da 4° a 9° Vergine) su Sole/Mercurio (1222) e Nettuno trigono con la medesima congiunzione (1222).
 Nel 1224, Plutone è a 11° di Vergine, Nettuno a I 1 ° di Toro (ha superato la congiunzione natale Urano/Giove in dodicesima); Saturno è a 7° di Capricorno e si collega per trigono alla medesima congiunzione natale. È la stella di terra che esalta al massimo la componente virginiana: umiltà, rinuncia, silenzio. Urano transita a 12° - 13° Scorpione opponendosi a Nettuno transitante. Giove, appena entrato in Sagittario, si avvia a quadrare l'opposizione natale Sole-Luna, ma rinforza di sestile il Nettuno natale, dominante.
 In sintesi, parallelamente all'esaltazione dei valori Vergine, i transiti confermano la «pazienza» del segno e il potenziale mistico del tema natale attraverso la sofferenza.
 Al 14 settembre 1224 (la tradizione fa coincidere la festa liturgica con il manifestarsi delle stimmate), il Sole è all'equinozio di autunno, la Luna lo precede di pochi gradi in Vergine; Venere è in Leone, come alla nascita; Mercurio, in Bilancia, transita in sesta natale. Da rimarcare, il trigono perfetto tra Plutone (11° 29' Vergine) e Nettuno (II° 29' Toro) transitanti. Il più forte dei due è il secondo, sia per la sua enfasi nel tema di nascita, sia perché, come s'è visto, tale pianeta passa in dodicesima natale, sulla congiunzione Giove-Urano. Giove, a 0° di Sagittario, è in aspetto armonico con il Sole: ora è un sestile, alla nascita era un trigono. Considerando che il Nodo Lunare si trova a 29° Pesci, opposto al Sole, la notte dal 14 al 15 ebbe luogo un'eclissi totale di Sole, naturalmente invisibile. Nulla ci vieta di pensare che la straordinaria esperienza mistica di questo eccezionale santo abbia avuto luogo simultaneamente a un fenomeno astronomico-astrologico ugualmente unico: l'eclissi di Sole, e per di più sull'asse equinoziale!
 L'eclissi si formò esattamente alla 20.10 (G.M.T.) del 14 settembre (vedi fig. 6). Se si erige il tema dell'ora, si vedrà che l'Ascendente è praticamente coincidente con quello di nascita (10° Gemelli), quasi che l'eclissi (in quinta la creatività, l'effusione di energia) segnasse una sorta di nuova nascita, dopo una speciale «morte» (Sole oscurato).
 Le stimmate non furono dunque nella vicenda spirituale di Francesco un semplice episodio, ma una sorta di sigillo definitivo. Mentre la realtà lo vedeva deluso, vinto, isolato e incompreso, la sua anima «rispondeva» unendo la propria sofferenza a quella di Cristo con una tale adesione intima, che il corpo stesso recò traccia di quello strazio e di quella assoluta identificazione.


Morte del cavaliere di Celano, Giotto, Assisi, Basilica superiore di San Francesco


Gli annunci della morte

 Nel 1226 i pianeti più lenti hanno già esaurito il loro ciclo, dopo il trigono transitante Nettuno-Plutone (settembre 1224). Giove e Saturno, invece, «danzano» tra gli ultimi gradi del Capricorno e i primi dell'Acquario, presso, cioè, Nettuno natale. Si tratta di un altro ciclo: Giove e Saturno, quadrati alla nascita, si sono congiunti, nel marzo del 1226, a 3° di Acquario, esattamente sul dominante Nettuno natale. Hanno poi proseguito il loro percorso fino al Medium Coeli natale, opponendosi a Saturno natale: la missione storica di Francesco quale interprete del suo tempo (come abbiamo detto più sopra, a proposito dell'opposizione Saturno/Nettuno) è conclusa. In parallelo si rafforza la croce a T della nascita, in segni fissi.
 Toccata l'opposizione a Saturno natale, Saturno transitante diventa retrogrado, fermandosi a 29° di Capricorno. Giove avanza fino a 11° di Acquario (si congiunge al Medium Coeli, quadra la congiunzione Urano-Giove natale), quindi retrocede su Nettuno natale, fermandosi a 2° di Acquario e insistendo sulla congiunzione con Nettuno.
 Molti cicli, in sintesi, si chiudono su punti vitali del tema, ma ciò facendo, i pianeti transitanti esaltano pure caratteristiche fondamentali del tema stesso.
 Il giorno della morte - al tramonto, o poco dopo, del 3 ottobre 1226 - Marte è a 26° Sagittario, congiunto alla cuspide dell'ottava casa natale (vedi fig. 7). Mercurio, tra i dominanti della nascita, getta un trigono, da 1° di Bilancia, all'Ascendente (cui era legato da un quadrato alla nascita) e un trigono al Nettuno dominante natale. Il Sole è sulla cuspide della sesta (caduta di vitalità), mentre la Luna entra, proprio al tramonto, nel segno dei Pesci, lo stesso della nascita, circa agli stessi gradi.
 L'ultima rivoluzione solare (vedi fig. 8) mostra un grande stellium in sesta, la cui cuspide cade sulla Venere di quarta natale (18° Leone). Il dominante è Mercurio (a 4° di Bilancia), ora opposto al nuovo Ascendente (alla nascita era quadrato}, e governatore dello stellium in Vergine, e ricco di aspetti maggiori. Marte, governatore della prima Casa, sta in ottava con Urano. Marte era in ottava alla nascita, ed ora vi fa ritorno, mentre Urano stava in dodicesima, ed ora la governa.
  Dunque, una vita che si va spegnendo, per esaurimento della vis vitale, ma non drammaticamente. Intatte le forze dell'anima e dell'amore (Luna sull'asse Vergine-Pesci, ancora; Venere, congiunta al Sole, in buon aspetto con l'ottava, trigono a Nettuno).


L'ultima Luna Nuova

 L'ultima Luna Nuova (vedi fig. 9) si forma il 23 settembre 1226 alle 6:21 a.m. G.M.T. e cade a 6° 52' Bilancia, in perfetto trigono al Medium Coeli e all'Ascendente natali che sono i punti chiave interessati dai transiti dei pianeti lenti. Il novilunio si presenta in dodicesima (5).
Nota 5 = Da notare come anche la Luna Nuova Prenatale si presentasse in dodicesima.
Tutte le figure sono di Giotto, ad eccezione della prima, tratta da una miniatura di Bonaventura da Bagnoregio.
Che cada in Bilancia non è così rilevante come il suo presentarsi, più raro e quindi più indicativo, nella Casa dodicesima non vitale e allusiva al ricovero, all'ospedale, alla malattia. A rimarcare questo, l'Ascendente del tema di novilunio, 20° 40' di Bilancia, cade proprio sulla sesta natale, a 16° di Bilancia.

 Venere, che domina il novilunio, a 16° 33' di Bilancia, si colloca proprio sulla cuspide della sesta natale. Viene attivata così la dodicesima di novilunio, dove sta Venere stessa, ma anche la sesta. Si tratta delle case classiche della malattia e del misticismo. La lunazione confluisce nel tema personale di Francesco in valori di «sesta». Essendo poi egli della Vergine (sesto segno), il servizio, la dipendenza, la malattia vengono tutti enfatizzati.
- La coppia Giove-Saturno, di cui ci siamo già occupati perché nel marzo 1226 i due pianeti erano congiunti al Medium Coeli natale, si trova in quarta, presagio un po' inquietante.
- In ottava di novilunio cade ora l'Ascendente di nascita. Vicino alla cuspide dell'ottava si trova anche Nettuno, dominante alla nascita. L'altro dominante di nascita, Mercurio, riceve il quadrato di Marte, che stava in ottava natale.
 Dunque questa Casa, la ottava, è sollecitatissima. Per di più essa ha la cuspide in Toro, ed è quindi governata da Venere che domina il novilunio, e corrisponde alla dodicesima di nascita. Dunque, la testimonianza, a più voci, delle Case attrae, la nostra attenzione sulle seguenti, e su esse sole: 12a 6a 8a
 

L'analisi delle Armoniche

 L'armonica di ottava stupisce per una Luna a 8° 13' di Vergine, esattamente posta sul Sole di nascita, per l'Ascendente in Vergine, a 0° 19' (vedi fig. 10). Si direbbe dunque che la morte doveva enfatizzare al massimo grado le caratteristiche di questo segno e così fu, dato che egli si fece porre nudo sulla nuda Terra, quella stessa che nel celebre Cantico aveva chiamato insieme «sorella» e «madre».
 Marte e Plutone, opposti alla nascita, appaiono congiunti fra loro e congiunti anche a Venere, come se il travaglio della vita, espresso dall'opposizione natale Plutone II /Marte VIII, si placasse nella serenità dell'ultimo istante.
Compare la grande stella di Terra, con Urano al terzo vertice.
 Mercurio che è dominante alla nascita, è ancora importantissimo; compare a 3° 38' di Bilancia, trigono all'Ascendente e al Nettuno natali, come pure al nuovo Medium Coeli; è legato da quadrato a Urano, cui si collegava in nascita per trigono.
 Infine, il Medium Coeli di ottava (6° 20' in Acquario) è esattamente opposto al Saturno natale in quarta, a 6° 27' di Leone. Dunque la vetta della morte, per così dire, la sua manifestazione più visibile e pubblica erano in opposizione, agita e dimostrata, con l'immagine paterna. Al ricco mercante, avido e avaro, che probabilmente era già morto nel suo bel palazzo, Francesco opponeva l'immagine di se stesso morente nella stessa città (asse IV - X, coincidente con quello di nascita), ma nudo sulla terra nuda, volendo lasciare di sè la figura dell'assoluta povertà, in semplicità e in fierezza, come neanche avrebbe voluto per sè l'ultimo dei miserabili.


Confronto fra l'ultima Armonica e l'ultima Rivoluzione Solare

 L'armonica 45 (vedi fig. 11) - l'anno della morte - comparata con l'ultima rivoluzione solare mostra una stretta opposizione Mercurio- Urano (28° Sagittario/0° Cancro) che cade sull'asse verticale della rivoluzione solare (29° 55' Gemelli/Sagittario) e quadra esattamente anche l'asse orizzontale. Una tale dissonanza si presentava anche nell'armonica ottava (quadratura), dove i pianeti rappresentavano dei punti chiave; alla nascita gli stessi pianeti erano poi legati da un trigono.



Fig. 10: l'Ottava Armonica





Fig. 11: L'Armonica 45


La congiunzione Sole-Luna indica la chiusura di un ciclo; essa si oppone a Venere, a 10° Leone, sull'asse natale verticale (8° 17' Leone/Acquario).

 Marte a 15° di Gemelli quadra esattamente Plutone di rivoluzione, a 15° Vergine. In nascita i due pianeti erano opposti e in ottava armonica congiunti. L'Ascendente di armonica 45 (20° 34' Pesci) cade nella dodicesima di rivoluzione solare, al sestile di Saturno di armonica a 20° 35' di Capricorno. Alla nascita Saturno era legato dallo stesso aspetto all'Ascendente. Siamo dunque ad una fase rarissima e forse unica di molti cicli planetari.
 Nella comparazione fra l'Armonica di morte - 45, 1068 - (vedi fig. 12) e i transiti della morte stessa si nota:
- Marte e Mercurio di armonica fra loro strettamente opposti (14° Cancro/Capricorno) e quadrati al Sole transitante. L'Ascendente di armonica è poi quadrato esattamente al Marte transitante, a 26° Sagittario (posizione che corrisponde alla cuspide dell'ottava natale). Lo stesso Marte transitante è in perfetto trigono con la Venere di armonica a 25° Leone. - Luna ancora in Pesci come alla nascita, e come alla morte. Il Sole di armonica sulla Luna di transito e non distante dalla Luna di armonica stessa (fine del ciclo).
- Il Medium Coeli di armonica (16° 05' Scorpione) opposto al Nettuno di transito.
- Urano di armonica quadra Mercurio transitante. Di tanti questo è un contatto abituale e ricorrente.
- La Luna di armonica quadra Plutone di armonica (erano in trigono alla nascita).
 In sintesi, le testimonianze più eloquenti ci giungono dal Sole, dalla Luna e da Mercurio, come del resto era logico attendersi, trattandosi degli ultimi anni di vita, per i quali «parlano» i pianeti più veloci; si tratta poi di pianeti importantissimi nel tema personale.
 Il Sole di armonica è alla fine di un ciclo; la Luna fa lo stesso, ripresentandosi in Pesci; Mercurio, leso, lede a sua volta il Sole transitante.
 Il rapporto Sole/Luna è presente in tutti i temi fin qui considerati:
- Opposti alla nascita.
- Luna di ottava armonica sul Sole di nascita, opposta alla Luna di nascita.
- Luna congiunta al Sole nell'armonica 45.
- Nella rivoluzione solare del 45esimo anno, sono nello stesso segno, quel-lo della Vergine.
- Nell'armonica di morte sono molto vicini, quasi congiunti, tra Acquario e Pesci.
- Al momento della morte la Luna ritorna alla posizione natale.


Fig. 12: Armonica di morte - 45.1068


 È quindi ovvio porsi la domanda: perché questa enfasi di Sole e Luna? La risposta non può risiedere se non nella rilevanza che i luminari occupavano alla nascita e anche nel modo, personalissimo, in cui Francesco agì la loro polarità e quella dei segni in cui alla nascita essi si trovavano collocati. Il «destinò», proprio nel momento definitivo della morte, quasi a premiare visibilmente la sua fedeltà al simbolo e l'estrema libertà con cui l'aveva impersonato in sè, diede a quest'uomo una cornice reale, ma anche simbolica, eccezionale: nudo sulla terra nuda (Pesci-Vergine; la pelle dell'uomo a contatto con il «rivestimento del pianeta»); spirante al termine della sua giornata terrena in sincronia con lo spirare del giorno; la luce della Luna, già visibile nel chiarore vespertino, che riportava a lui tutta la tenerezza indicibile della Luna natale, quella misteriosa e magica dei Pesci; e ancora il canto delle allodole, gli uccelli più umili, mai veduti al tramonto, che giunsero, secondo la tradizione, a quell'ora insolita ad accompagnare la sua fine (ancora Vergine, «i piccoli animali», ma anche Pesci, «il miracolo»).



Morte di San Francesco, Giotto, Assisi, Basilica San Francesco



La percezione del simbolo di un grande poeta: Dante e San Francesco

 Nell'XI canto del suo «Paradiso» Dante fa esaltare San Francesco da San Tommaso d'Aquino, il principe della teologia medioevale; il poeta spinge la propria ammirazione a un punto tale che fa dire a Tommaso ch'egli si sente indegno di tanto ufficio. Ma, con sorpresa del lettore, Dante, contraddicendo le sue stesse premesse, secondo le quali avrebbe esaltato la «carità» di Francesco, insiste, con inusitata forza polemica, esclusivamente sulla sua povertà, la sua forza interiore, la sua orgogliosa regalità. Al punto che la critica afferma: «questo non è più il poverello, ma il campione della povertà». In altre parole Dante conduce il suo canto su una tonalità marziana.
 Nei far ciò il poeta obbediva certamente a una sua preferenza personale, a una inclinazione del suo carattere per il quale anche la poesia era una battaglia, ma coglieva anche una verità astrologica del suo santo. Nel tema di novilunio prenatale, la coppia Sole-Luna in Leone è in trigono con Marte-Sagittario. Nel tema di nascita, secondo la nostra ipotesi, Marte sta in ottava, in Capricorno, opposto a Plutone.
 Francesco nella giovinezza tentò più volte la carriera delle armi e combattè nella disastrosa guerra che Assisi condusse contro Perugia nella quale fu fatto prigioniero; prima della conversione ebbe la visone della sala d'armi, nella quale si esprimeva la sua chiamata a una vita nuova come guerriero. Delle armi pareva attrarlo più la gloria che la violenza, come è testimoniato dal novilunio prenatale in Leone e dal Marte nel segno non violento del Sagittario. Nel tema natale poi Marte è molto forte; è in una casa e in un segno convenienti alla sua natura, molto sollecitato da diversi aspetti tra i quali mette conto qui notare lo stretto sestile con la Luna e lo stretto trigono con Urano, come il trigono con Sole-Mercurio. Il rapporto Marte-Urano è sempre indizio di tensione, temerarietà, amore per il rischio. Dante a descrivere il contrasto violentissimo col padre che culminò nell'inverno del 1206 in un pubblico scandalo scrive:

in guerra del padre corse...


 Ma se l'episodio ebbe grande notorietà, il tema astrologico, invece, poiché i pianeti giacciono in case «occulte», come l'ottava e la dodicesima, insiste sulla tensione segreta, sulla guerra spirituale.
 E del tema Dante percepisce anche la nota saturnina e quella virginiana nella descrizione della morte, quando racconta che Francesco si fece porre nudo sulla terra nuda. E aveva già colto, il grande poeta, anche la nota mercuriana della leggerezza e della gloria festosa:

...il venerabile Bernardo
si scalzò prima e dietro a tanta pace...
corse...
Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro dietro allo sposo...
..,quella famiglia
che già legava l'umile capestro.


 È sempre la nota Vergine-Pesci della povertà-ricchezza, miseria-glorificazione, ma su una tonalità festante, come di una perenne giovinezza del cuore. Questa tonalità, che non è di Dante propriamente, gli viene dalle fonti francescane, o, meglio ancora, da una totale intima, eccezionale adesione al suo personaggio (Ascendente Gemelli, Mercurio fra i dominanti).

Mario Zoli



Tema di nascita di San Francesco ipotizzato da Mario Zoli, comprendente i nuovi pianeti e gli asteroidi



Pubblico il tema, completato con i nuovi pianeti ed asteoridi, ipotizzato da Mario Zoli nel 1991 per la città di Assisi, ritenuta per molto tempo la città natale di san Francesco, prima che si scoprisse che la sua vera nascita è avvenuta a Parigi.

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